Siamo nel capitolo 5 del Vangelo secondo Giovanni, all’inizio del quale il narratore ci presenta l’episodio del malato che da trentotto anni viveva ai bordi della piscina di Betzatà in attesa che qualcuno lo aiutasse ad immergersi quando “l’acqua si agitava”. Gesù, preso a pietà di quella povera persona, senza alcun preambolo gli ordina di alzarsi, prendere la sua barella e camminare; a questo punto il racconto così dice: “E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare”.
Questo è l’episodio “gancio” che apre il confronto fra i Giudei e Gesù, segnato da una parte dall’incredulità dei Giudei nei confronti di Gesù e delle sue opere e dall’altra dalla testimonianza che Gesù dà di sé, basata non sulle sue parole, ma sulla testimonianza di Giovanni e, ancora più importante, sulle opere che il Padre “gli ha dato da compiere” e sulla “Parola del Padre”.
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Ci troviamo in un vero contesto processuale, dove l’accusato cita i suoi testimoni di fronte a dei giudici pieni di pregiudizi nei suoi confronti. Tutto a un tratto la scena si ribalta: colui che inizialmente era l’accusato ora diventa accusatore e i Giudei da giudici divengono accusati e l’accusa è tremenda! Leggiamo: “Voi non volete venire a me per avere vita” e ancora: “Vi conosco. Voi non avete in voi l’amore di Dio… e non mi accogliete”.
Gesù è venuto per salvarci mediante il suo sacrificio sulla croce, non è venuto ad accusarci: è la nostra incapacità di abbandonarci in lui come “un bimbo svezzato in braccio a sua madre” (Sal 130) e la nostra incredulità nei confronti delle sue “parole” che ci accusano di fronte al Padre.
Per riflettere
Viviamo questo tempo di quaresima che ci rimane in atteggiamento di contemplazione del Signore, chiediamogli incessantemente la grazia della conversione dei nostri cuori, per aprirci a Lui e all’Amore del Padre, nel dono della nostra vita ai fratelli che incontriamo quotidianamente nel nostro cammino.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
