Il buon grano e la zizzania
Dinanzi al male che dilaga nel mondo ci viene da pensare “Perché Dio non interviene?”. Gesù risponde a questa domanda con una parabola.
Un padrone trova nel suo campo, dove ha seminato del buon seme, anche la zizzania per cui i servi chiedono il da farsi. Un nemico ha fatto questo. Lasciate crescere grano e zizzania per non correre il rischio che insieme alla zizzania danneggiate anche il buon grano. Il rischio da evitare è che per togliere il male non si danneggi anche il bene. Al momento della mietitura la zizzania sarà divisa dal buon grano che sarà messo nei miei granai mentre la zizzania sarà bruciata.
Dio vuol difenderci dalle impazienze, vede le nostre intolleranze e ci invita ad entrare nella pazienza dell’amore che è uno dei segreti del cuore di Dio. Non si tratta di accecarsi sul male o di diventarne complici. L’amore vero è sempre lucido ed esigente. La complicità o la falsa indulgenza sono sempre degradanti. Gesù non capitola mai davanti al male. Guarisce le malattie, risuscita i morti e ai peccatori dice “Va’, non peccare più!”.
Un giorno verrà l’ora della messe, del giudizio finale. Dovremo apparire in piedi davanti a Dio. Non si gioca con l’amore, soprattutto quando si tratta dell’amore esigente di Dio.
Al di là della pazienza c’è l’ottica di Dio, attento ai germi di bene e di verità di bontà e di amore che sono all’opera in ogni epoca e in ogni vita. Se Gesù si interdice di giudicare è perché vede in ciascun uomo una promessa di speranza. È vero che il cuore dell’uomo è un abisso sempre più grande del suo comportamento.
Se la vita dei popoli come quella dell’uomo è una lotta tra le forze del bene e quelle del male, dopo la vittoria di Gesù risorto la lotta è ormai ineguale. Il male nella sua radice è vinto. Malgrado le apparenze, la storia del mondo cammina lentamente verso il trionfo della luce e dell’amore.
Con le parabole del lievito e del grano siamo invitati a scoprire le vere fecondità del Vangelo, della vita e della Chiesa. Senza negare di dovere portare frutto, di mettere all’opera i nostri talenti dobbiamo scoprire che il successo non è sempre un criterio sicuro per giudicare il valore della presenza del Regno.
Nelle nostre vite ci sono eventi che non fanno rumore ma si svolgono nella banalità e nella debolezza del quotidiano. Non si è mai contemporanei con l’invisibile. Così il Regno di Dio. Le grandi opere di Dio cominciano senza rumore in maniera piccola e povera.
Nella storia della chiesa, scriveva San Giovanni Paolo II “le vie dell’importanza sociale restano nascoste al momento, ma senza dubbio sono le più numerose: sono uomini e donne che si donano nell’anonimato a servizio delle loro famiglie, dei loro fratelli e dei poveri; ci sono malati che trovano la forza di sorridere nel loro martirio quotidiano; ci sono i contemplativi e le contemplative che vivono nella solitudine orante della loro clausura. Chi dirà un giorno il ruolo decisivo che hanno giocato, senza apparenze per lo sviluppo della storia del mondo?”.
Agli occhi di Dio c’è un capovolgimento delle scelte dei nostri valori. Per Lui misteriosamente sono i piccoli e i poveri che confondono i saggi, i forti che sono al centro della storia della salvezza. “E’ nella debolezza che si manifesta la potenza di Dio”. Dice san Paolo.
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