Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 23 Febbraio 2023

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Seguire lโ€™Agnello di Dio

Il vangelo di oggi ci aiuta nel cammino quaresimale perchรฉ ci aiuta a conoscere meglio chi รจ Gesรน e chi siamo noi. Nei versetti precedenti il nostro testo, Pietro ha confessato Gesรน come il โ€œCristo di Dioโ€. Non piรน solo il maestro, il profeta, in continuitร  con le figure passate della storia dโ€™Israele, ma il Cristo, il Messia atteso.

Gesรน perรฒ vuole smorzare subito ogni entusiasmo trionfalistico, ogni interpretazione nazionalistica: โ€œรˆ necessario per il Figlio dellโ€™uomo soffrire molto, essere rifiutato dal mondo religioso, essere ucciso e risorgere il terzo giornoโ€. La regalitร  del Messia passa per questa strada.

รˆ il cammino che giร  Isaia aveva indicato per il servo del Signore, lโ€™agnello che porta e toglie il peccato del mondo. E anche Ezechiele aveva indicato nella figura del Figlio dellโ€™uomo colui che nellโ€™abbassamento e nella sofferenza soffre per i peccati del popolo.

Cosรฌ Gesรน indica giร  gli eventi della sua passione, morte e resurrezione mostrando che non sarร  vittima di progetti o calcoli sbagliati ma andrร  verso la croce come Signore degli eventi. โ€œรˆnecessarioโ€, cioรจ sta in un piano divino: il servo del Signore รจ colui che porta il peso del nostro peccato per liberarcene a prezzo della sua vita. Quel peso che noi non sappiamo portare, Lui lo porta per amore nostro. รˆ lโ€™amore di Dio. Quellโ€™amore, che Gesรน ha conosciuto nel Padre e muove la sua vita, ora ce lo mostra incarnato, umanizzato.

Gesรน aggiunge ai tratti della sua passione anche il โ€œrisorgere il terzo giornoโ€: oltre la sofferenza, il rifiuto, la morte vi รจ la sua fiducia nella resurrezione. Lโ€™amore di Dio vince anche lโ€™ultimo nemico dellโ€™uomo, la morte.

Ma questa via di sofferenza e di gloria, che stanno nella vita del Figlio amato dal Padre, sono una via di vita anche per i discepoli. โ€œSe qualcuno vuoleโ€ รจ un appello alla libertร , nessuna costrizione, deve esserci un desiderio di bellezza e di gioia, di vita e non di morte, nel rispondere a questo invito. […]

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Per gentile concessione del Monastero di Bose

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