CANTO D’AMORE DI UN DIO APPASSIONATO
L’uomo dei campi,
il nostro Dio contadino,
guarda la sua vigna
con gli occhi dell’amore
e la circonda di cure:
che cosa potevo fare
di più per te
che io non abbia fatto?
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Canto d’amore
di un Dio appassionato,
che fa per me
ciò che nessuno farà mai.
Quale raccolto
si attende il Signore?
Isaia: Aspettavo giustizia,
attendevo rettitudine,
non più grida di oppressi,
non più sangue!
Il frutto che Dio attende è
una storia che non generi
più oppressi,
sangue e ingiustizia,
fughe disperate e naufragi.
Nelle vigne è
il tempo del raccolto.
Per noi lo è ogni giorno:
vengono persone,
cercano pane, Vangelo,
giustizia, coraggio,
un raggio di luce.
Che cosa trovano in noi?
Vino buono o uva acerba?
La parabola cammina però
verso un orizzonte
di amarezza e di violenza.
In contrasto
con la bassezza
dei vignaioli
emerge la grandezza
del mio Dio contadino
(Veronelli diceva che
chiamare uno «contadino»
è il più bel complimento
che si possa fare
a una persona),
un Signore che
non si arrende,
non è mai a corto
di meraviglie,
non ci molla e ricomincia
dopo ogni rifiuto
ad assediare il cuore
con nuovi Profeti e servitori,
e infine con il Figlio.
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Costui è l’erede,
uccidiamolo e
avremo noi l’eredità!
La parabola è trasparente:
la vigna è Israele,
i vignaioli avidi sono
le autorità religiose,
che uccideranno Gesù
come bestemmiatore.
Il movente è lo stesso:
l’interesse, potere e denaro,
tenersi il raccolto
e l’eredità!
È la voce oscura che grida
in ciascuno:
sii il più forte,
il più furbo,
non badare all’onestà,
e sarai tu il capo,
il ricco, il primo.
Questa ubriacatura
per il potere e il denaro
è l’origine di tutte
le vendemmie di sangue
della terra.
Cosa farà il padrone?
La risposta delle autorità
è secondo logica giudiziaria:
una vendetta esemplare,
nuovi vignaioli,
nuovi tributi.
La loro idea di giustizia
si fonda sull’eliminare
chi sbaglia.
Gesù non è d’accordo.
Lui non parla di far morire,
mai; il suo scopo é
far fruttificare la vigna:
sarà data a un popolo
che produca frutti.
La storia perenne
di amore e tradimenti
tra Dio e l’uomo
non si concluderà
né con un fallimento
né con una vendetta,
ma con l’offerta
di una nuova possibilità:
darà la vigna ad altri.
Tra Dio e l’uomo le sconfitte
servono solo a
far meglio risaltare
l’amore di Dio.
Il sogno di Dio
non è né il tributo
finalmente pagato
(non ne parla più)
né la condanna
a una pena esemplare
per chi ha sbagliato,
ma una vigna,
un mondo che
non maturi più
grappoli rossi di sangue
e amari di lacrime,
che non sia
una guerra perenne
per il potere e il denaro,
ma che maturi
una vendemmia
di giustizia e di pace,
la rivoluzione
della tenerezza,
la triplice cura di sé,
degli altri e del creato.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
