Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 6 Luglio 2020

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Medita

Il Vangelo ci presenta due fatti: la guarigione di un indemoniato cieco e un riassunto delle attività di Gesù. Nel primo caso la “Parola incarnata” elimina, potremmo dire, il demonio dalla comunicazione, ma qualcuno non riconosce la parola e perde la capacità di comunicare cose giuste e sensate. Mutismo ed incomprensione sigillano la bocca di chi rifiuta la Parola. Davanti alla guarigione del cieco indemoniato, la gente è ricca di ammirazione e di gratitudine. I Farisei di sfiducia e di malizia.
Gesù non dà risposte all’interpretazione dei farisei, perché quando la malizia è evidente… la verità brilla da sola. Gesù continua la Sua attività (nel secondo caso), è pieno di impegni: cammina, insegna, annuncia, cura. La missione di Gesù può essere riassunta in quattro verbi: insegnare, predicare, curare, pregare.

Presta attenzione e manifesta affetto verso i malati. Molte erano le malattie (e non avevano la previdenza sociale!): cecità, paralisi, lebbra… erano una testimonianza di come questa gente era obbligata a vivere. Gesù indirizza la Sua attività non solo verso i mali del corpo, ma anche e soprattutto verso i malesseri spirituali. La religione di quell’epoca insegnava che le malattie erano un castigo di Dio per il peccato. Gesù, con la tenerezza e la guarigione dei malati, riunisce la relazione umana tra le persone e ristabilisce la convivenza comunitaria e fraterna.

Camminando incontra folle di persone stanche e affamate come pecore senza pastore. Diventa il loro Pastore, non da solo ma in nostra compagnia. La preghiera e il lavoro di tutti fanno il cambiamento. Gesù non dà una mansione specifica perché il lavoro c’è per tutti, basta rimanere in ascolto. A volte anche noi cristiani ci smarriamo perché pensiamo che alcuni lavori o stati di vita siano migliori di altri, riteniamo i frutti poco buoni, ci incolpiamo tra di noi e trascuriamo il buono che esiste in ognuno di noi. Invece Dio ci indica la strada. Siamo tutti collaboratori missionari, non solo sacerdoti e suore, ma ogni pietra viva con la stessa compassione di Dio; facciamo in modo che le pecore non rimangano senza Pastore e lo sappiano ben riconoscere.

Rifletti

Io sono il buon pastore, dice il Signore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.

Prega

O Dio che non vuoi la morte del peccatore,
ma che si converta e viva,
concedici, Ti preghiamo,
per l’intercessione della Beata Maria sempre Vergine,
di San Giuseppe suo sposo,
di San Junipero Serra e di tutti i Santi,
un aumento di operai per la Tua Chiesa, collaboratori con Cristo,
pronti a spendere e consumare se stessi per le anime.
Per Cristo nostro Signore.


AUTORE: Claudia Lamberti e Gabriele Bolognini
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
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