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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 7 Luglio 2025

Vangelo di Matteo – Mt 9,18-26

Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni ed ella vivrà.

In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata.
Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.

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Parola del Signore.

Se solo avessimo la fede dell’emorroissa!
Se solo avessimo la forza della disperazione che ci spinge a toccare almeno il lembo del mantello del Signore!

Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 7 Luglio 2025” su Spreaker.

Il Signore risana, guarisce, resuscita.
Se la nostra vita è un’emorragia continua, di speranza, di felicità, di emozioni, se siamo svuotati dentro, se non siamo capaci di mettere un argine, un freno alle nostre delusioni, il Signore ci rende capaci di porre un limite, ci restituisce dignità, ci aiuta a difenderci in un mondo di squali che ci sbrana senza pietà.

Se il fanciullo che c’è in noi, la parte più autentica, il bambino che sa sognare, è morto, sepolto da anni di delusioni, di sbagli, di disincanti, il Signore ci raggiunge e, garbatamente, risveglia in noi la parte più vera.

Dove passa il Signore la vita rinasce, la speranza fiorisce, e ogni tenebra, ogni paura, ogni piaga, si attenuano, assumono una luce diversa.

Coraggio fratelli che vi siete arresi alla vita, coraggio, sorelle umiliate e disilluse, la nostra fede ci salva, ci permette di avanzare, un passo alla volta, un metro al giorno.

La folla deride Gesù che vede oltre, il dolore dei presenti è finto, di facciata, si trasforma in ghigno, si smaschera, si svela. Solo al Signore stiamo veramente a cuore.

Il racconto di Matteo, molto più stringato e asciutto di quello originario di Marco, ci riporta un’annotazione curiosa: l’emorroissa lo tocca, la sua fede l’ha salvata, le dice Gesù.

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E l’evangelista annota: da quell’istante la donna fu salvata.
Sappiamo che è stata guarita dalla sua malattia invalidante ma ciò che è ancora più importante è la salvezza, la pienezza, lo scoprirsi amata, poter finalmente riabbracciare gli altri.

Spesso diciamo: basta la salute! Non è vero: noi vogliamo molto di più, necessitiamo della salvezza che è uno stato di felicità profonda, stabile, ragionevole.

Ci sono persone che scoppiano di salute e che si rovinano la vita, altre molto malate che, tutto sommato, hanno trovato un punto di equilibrio.
Gesù dona salvezza che, talvolta, si riverbera e diventa salute.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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