Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 6 Dicembre 2024

Commento al brano del Vangelo di: Mt 9,27-31

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Si avvicinano al rabbรฌ i due ciechi. Lo seguono fino in casa, avanzano a tentoni, osano, credono, sperano. Non hanno nulla da perdere, sanno che in lui abita una potenza che guarisce, che risana, che scuote, che rinnova, che cambia. E il Signore li guarisce secondo la loro fede, perchรฉ credono che egli possa guarire.

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Siamo afflitti da molte cecitร : fatichiamo a vedere la presenza del Signore nella nostra vita, fatichiamo a vedere la sua presenza nella Storia, fatichiamo a vedere con correttezza le situazioni, fatichiamo a vedere il fratello povero accanto a noi. Rischiamo davvero di cadere in uno stato di buio perenne cui ci abituiamo, chiusi in noi stessi, impauriti dalle situazioni, vittime delle nostre paure.

Andiamo nella casa del Signore, seguiamolo, cerchiamolo, sappiamo dove abita. Io credo che il Maestro Gesรน sia lโ€™unico che mi possa guarire nel profondo e darmi una luce nuova sulle cose e su Dio. Ritroviamo la vista in proporzione alla nostra fede: i nostri occhi interiori tornano a vedere solo se abbiamo il coraggio, noi per primi, sul serio, di metterci in gioco.

E questo mi inquieta, sinceramente. Vorrei, invece, che Gesรน mi guarisse senza disturbare troppo. Un miracolo pulito, un cambiamento radicale che, perรฒ, non mi coinvolga troppo. Poi sono disposto a pregare tanto, di piรน: a insistere e fare pellegrinaggi e offerte cospicue ma, per cortesia, che Dio provveda a guarirmi senza chiedermi niente se non una fervente devozione. Non รจ cosรฌ, mai.

Per vedere con la luce della fede Dio ha bisogno della mia determinazione, della voglia di mettermi in discussione, di affrontare le mie ombre, senza illudermi che Dio, che potrebbe, decida di farle scomparire con uno schiocco di dita.

Di fede ne abbiamo poca, certo, ma quella che abbiamo, fosse anche un granello di senapa, รจ sufficiente a spostare le montagne. In questo tempo di Avvento vogliamo mettere le sue Parole come luce sul nostro cammino. Ma, per farlo davvero, dobbiamo uscire dal nostro torpore. Anche da quello santo.

FONTE: Amen โ€“ La Parola che salvaIl blog di Paolo

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