Dal Castello di Gioacchino Murat in Pizzo Calabro (VV), Don Leonardo Diaco ci introduce alla liturgia della Solennità Immacolata Concezione del 8 dicembre 2024 con il Vangelo di Giovanni (15,9-17).
Trascrizione, non rivista, del video:
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Dal Santuario della Madonna di Porto di Costantinopoli di Gimigliano
Ci introduciamo alla liturgia della domenica che sta alle porte, che peraltro quest’anno coincide con la solennità dell’Immacolata Concezione di Maria. Così come il dogma di Pio IX ci ricorda, per i meriti di Cristo Maria è riconosciuta senza macchia di peccato.
Potremmo tradurre questa espressione del magistero con la via della bellezza, una via che, attraverso la Vergine Maria, viene indicata all’umanità. È segno della bellezza del disegno di Dio, e tutto questo si compie anche nella vicenda di questo luogo. Uno dei tanti che indica il percorso della fede nella storia della salvezza è rappresentato dalla storia di un giovane della zona che, sfuggendo alla giustizia, si era ritirato in questi luoghi. Da una vita di frantumi e miseria, il Signore si serve per ricominciare una “via della bellezza”.
Ci piace sottolinearla così: ora, per rendere la solennità dell’Immacolata un passo importante anche in questo percorso dell’Avvento verso il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio, vorrei porre alcune domande.
Che spazio diamo, nella nostra vita personale e comunitaria, all’ascolto della parola di Dio e al discernimento? Come generare il Signore dentro la nostra vita e portarlo agli altri? E come essere collaboratori del progetto di Dio?
Nella tradizione orientale si sottolinea come Maria divenne quello spazio in cui Dio poté ritrovare la via dall’esilio. Dio era un Re in esilio che trova un grembo accogliente e gli permette di rientrare nella storia.
C’è un po’ questa sottolineatura nel mondo orientale della bellezza di Maria “dal principio”, mentre noi occidentali mettiamo più in rilievo l’aspetto dell’essere preservata dal peccato. La parola di Dio ci aiuta a superare questa distinzione, integrandola. Maria diventa “la Tutta Bella”, la “kecharitomene”, la ricoperta dalla grazia di Dio, che previene la vita dell’uomo ma anche la protegge e la avvolge.
Nella liturgia della Parola di domenica troveremo, nella prima lettura, il racconto di un progetto fallito, quello di Adamo ed Eva, rispetto a quello compiuto della Vergine Maria. Il racconto della Genesi è, di fatto, un processo giudiziario: con tanto di istruttoria, interrogatorio, sentenza ed esecuzione della stessa.
La domanda “Dove sei?”, che il Signore rivolge ad Adamo ed Eva, indica la nudità che si scopre dopo il peccato. La nudità e l’essere rivestiti hanno un significato profondo nella Scrittura: l’habitus da indossare è quello delle opere belle. Maria è ricoperta della grazia, della bellezza e dell’amore del Signore.
È interessante notare i verbi “insidiare”, riferito al serpente, e “schiacciare”, che appartiene alla discendenza di Dio. Da questa esperienza di fede nasce il combattimento continuo tra il bene e la fatica di compierlo. In questo, Maria diventa esemplare: è il luogo dove il Signore decide di visitare la vita.
Nazaret, mai citato prima nella Scrittura, è un luogo nascosto. Dio entra nel nascondimento della vita e nel silenzio, come questi santuari ci aiutano a recuperare.
Il primo intervento del cielo è la gioia: “Gioisci”, così come quel “Rallegrati” rivolto alla comunità di Sion, segna l’inizio di una storia nuova. Gioisci, perché sei pienamente amata, considerata, attenzionata gratuitamente da Dio. Di fronte a questa visita del cielo, c’è un naturale turbamento nel cuore della Vergine, così come nel cuore del credente.
Segue un rassicurare da parte del messaggero di Dio, e di fronte a questo dialogo profondo, c’è un consegnarsi da parte della Vergine: “Sono la serva del Signore”. Così come accade in Esodo e in Giosuè: “Faremo, saremo servi del Signore, ascolteremo la sua parola”.
Il passeggiare nel giardino di Dio indica l’essere appassionato del Signore per ogni sua creatura. Tuttavia, a volte, c’è una non corrispondenza: un Dio che si coinvolge, si arrabbia, accarezza, si accalora e si volge fino in fondo verso di noi. Questo è l’interesse di Dio per la sua creatura, preziosa ai suoi occhi.
A un certo punto, il mistero dell’incarnazione rimanda a quell’immanenza di Dio che cammina accanto a noi, si fa prossimo alla nostra vita. “Chi ti ha fatto scoprire di essere nudo?” Maria, avvolta dalla grazia del Signore, diventa un esempio: come vergine, come sposa e come madre.
- Come vergine, non solo da un punto di vista fisico, ma nell’integrità del suo amore: un dono non egoistico, non possessivo, ma oblativo.
- Come sposa, nel rapporto tra creatura e Creatore, ha saputo dire il suo “sì” di fronte alla negazione del principio.
- Come madre, la sua maternità diventa fecondità, donare vita, non trattenerla per sé.
L’Annunciazione è la storia di un ascolto della parola di Dio che ci coinvolge e attraversa. Ogni anima che crede e accoglie questa parola, dice Sant’Ambrogio, concepisce e genera il Verbo.
La via della bellezza è quella di chi si scopre già amato dal Signore, pensato in un progetto di eterna bellezza. La parola dell’apostolo è la sintesi che motiva la festa, la solennità, e il cammino che stiamo facendo: “In Lui siamo stati generati prima della creazione del mondo”.
Ecco il principio antropologico, fondamento esistenziale: essere nel cuore di Dio, pensati da Lui come figli. Qui sta il senso del nostro cammino di fede e della nostra vita in compagnia del Signore.
Allora, buona solennità, buona festa dell’Immacolata. Che la nostra esistenza possa intraprendere la via della bellezza!
