Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 3 Marzo 2026

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Vangelo del giorno di Mt 23,1-12

Dicono e non fanno.
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

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Parola del Signore.

Dicono e non fanno. Questa è la pesante critica che Gesù rivolge alle persone più devote e sante della sua epoca, i farisei. Coloro che avevano accolto con grande serietà la Torà, che vivevano e invitavano a vivere scrupolosamente i precetti fin nel dettaglio.

Persone serie, zelanti, amate e rispettate dal popolino che restava ammirato dalla qualità e dalla forza della loro fede. Solo che… Solo che, spesso, i farisei imponevano pesanti fardelli sulle spalle degli altri, chiedendo sacrifici, digiuni, elemosine, atteggiandosi a santoni, a guru spirituali, presentandosi come conoscitori e maestri della vita interiore.

E tutti ad applaudire, a invitarli ai banchetti ufficiali dove si presentavano in alta uniforme, umilmente consapevoli della loro forza, del loro fascino, del loro potere spirituale. E Gesù ammonisce: alla fine la loro fede è a servizio della loro immagine: credono, sì, ma ormai sono drogati di visibilità.

Come sempre più spesso accade nelle nostre vite marginali che cercano una qualche visibilità anche sui social, anche fra noi cristiani. Ci sta, è normale, è umano, accade in ogni cultura, in ogni religione, in ogni cammino spirituale.

Gesù marca la differenza, propone una visione diversa: non c’è nessuno maestro se non il Cristo, non c’è nessun padre se non il Padre e non c’è nessun peso da far portare se noi per primi non lo abbiamo portato e possiamo testimoniare che è possibile portarlo.

E se, come ha fatto Gesù, chi mi sta di fronte non è in grado di portarlo, sarò io a farmene carico. Ecco, così è il discepolo di questo scomodo maestro che non le manda a dire, che non fa sconti perché prende molto sul serio il cammino di ciascuno di noi.

Attenti, allora, al lievito dei farisei che è capace di avvelenare anche il più sincero ed entusiasta dei nostri cammini spirituali. Benedette le figuracce e le umiliazioni, allora, che a volte ci capitano per imparare ad essere veramente discepoli. Senza (sante) finzioni.

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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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