Vangelo del giorno di Lc 13,22-30
Verranno da oriente a occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
Parola del Signore.
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Sono molti quelli che si salvano?
Il devoto fedele che pone la domanda, evidentemente mettendosi tra il gruppo dei salvati, non sa in quale vespaio si è cacciato.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 29 Ottobre 2025” su Spreaker.Evidentemente non conosce questo rabbì di Nazareth, anticonformista, innovativo, eppure fedele alla Legge, innamorato del suo Dio.
Ben diverso dai maestri che selezionano, innalzano, creano piccoli gruppi, sette devote, che pongono paletti e premiano gli sforzi.
Sono molti quelli che si salvano? È la tentazione che colpisce anche noi discepoli, noi cattolici di lungo corso, quando smarriamo la dimensione dell’attesa, l’ansia del discepolato, quando crediamo che le mura della città siano talmente robuste da non necessitare, in fondo, della veglia della sentinella.
Colpisce come un cancro noi discepoli, quando, dopo una strepitosa e travolgente esperienza di Dio, sentiamo d’improvviso di essere entrati in un gruppo a parte, e guardiamo con sufficienza “gli altri”, quelli che non capiscono, che non conoscono, quelli che hanno fatto altri percorsi di Chiesa, quelli che la domenica, a Messa, si annoiano e non colgono la dimensione dell’interiorità, quelli che, fuori, non capiscono e ci attaccano, ci insultano, ci offendono, ci giudicano.
Perché se esiste una supponenza di coloro che si sentono santi a furia di rispettare le regole timbrando cartellini, esiste anche una santa arroganza di chi, dopo una forte esperienza spirituale, con maggiore delicatezza giudica i compagni di viaggio, misurando la loro interiorità.
Gesù spiazza tutti, affermando che non possiamo mai sederci sulla salvezza, pensare di essere arrivati.
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A noi, oggi, Dio rivolge la sua urticante Parola.
Mantenere la vita di fede necessita di uno sforzo, dice il Signore, occorre passare per una porta stretta.
La vita è fatta di alti e bassi, di momenti esaltanti e di fatiche immani, ma non esiste altro modo per vivere.
Seguiamo la via che Gesù per primo ha percorso, quella dell’autenticità che ci porta alla fede nel Dio misericordioso.
Anche oggi.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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