Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 27 Marzo 2026

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Vangelo del giorno di Gv 10,31-42

Cercavano di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». 
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata -, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani. 
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

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Parola del Signore.

Non ce n’è: quando uno si intestardisce non se ne esce fuori in alcun modo. La tensione è alle stelle, il rifiuto di Gesù è totale, senza appello.

Non bastano i segni, la testimonianza, i discorsi, i ragionamenti in punta di teologia… tutto perfettamente inutile.

Gesù conosce la Scrittura, argomenta, ne svela il senso profondo: perché se la prendono con lui che si dichiara figlio di Dio se la Parola stessa dice che siamo tutti figli di Dio? Certo: noi poi scopriremo che Gesù è il Figlio ma questo ancora non lo sa.

Allora Gesù si gioca un’ultima carta: ha sempre raccomandato ai suoi, a noi, di giudicare un albero dai frutti, così ora chiede ai suoi oppositori di considerare le sue opere, quello che fa. I gesti che compie, le opere che compie sono forse contro Dio o la Tora o la tradizione? No, anzi.

Folle innumerevoli lo seguono, stanno riscoprendo il volto di Dio, molti sono coloro che guariscono nell’anima e nel corpo. Ma nemmeno questa argomentazione suscita ripensamenti, anzi, l’idea ora è di metterlo a tacere con violenza, così che Gesù è costretto a fuggire e torna alle sue radici, al luogo dove è stato battezzato.

E in quel luogo riceve consolazione dalla gente semplice che, vedendo i segni che compie, capisce che le profezie del Battista al suo riguardo erano vere.

Anche a noi, talora, succede di non essere capiti, di essere osteggiati a causa della nostra fede. E non bastano le argomentazioni, o le buone opere che compiamo (ammesso che ci siano!)… è un dialogo fra sordi.

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Non siamo chiamati a piacere a tutti, non siamo pagati a cottimo, ma a vivere con semplicità la Parola, tornando, quando possibile, alle nostre origini, al momento in cui abbiamo accolto il Signore, in cui ci siamo scoperti amati, in cui ci siamo fidati di lui.

Tornare alle radici e frequentare fratelli nella fede, coloro che, come noi, attraverso percorsi diversi, hanno scoperto il volto di Dio. Senza scoraggiarci, senza inalberarci, senza arrabbiarci. Come ha fatto il Signore.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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