L’invidia è direttamente proporzionale al rosicamento
Poteva, benissimo, mandarlo a svernare chissà dove: era nelle possibilità sue farlo. Oppure, mano alla pistola, poteva polverizzarlo all’istante senza dargli alcun diritto di replica: “Pum, pum, pum”!
Era così semplice farlo che, vedendo il suo comportamento, si rischia di rinfacciargli l’occasione perduta: “Era nelle tue mani, ti sei lasciato scappare l’occasione d’oro”. L’occasione, per l’appunto, ch’è sempre in agguato: quella di eliminare l’avversario per avere la certezza di aver vinto la partita per sempre.
“Gentilissimi sostenitori – sembra rispondere il Cristo – so bene cos’era nelle mie possibilità di fare. Tuttavia, da mio Padre ho ereditato una certezza: a governare con la paura sono capaci tutti”. La conclusione, poi, è da brivido: “Da parte nostra, invece, continueremo a governare i cuori con la libertà. Possiamo anche capire che a voi sembri folle un governo così, tuttavia preferiamo apparire folli piuttosto che seguire la moda del momento”.
Fu così, per un gesto di clemenza e di strategia bellica, che a Lucifero il Maiale fu concesso il permesso di soggiorno nel mondo: “Noi ci divertiamo a governare così – ripete ancor oggi la Santissima Trinità al male becero e geloso -: se a te non diverte, il problema non è nostro, è un problema tuo”.
L’unico favore concessogli, è stato di spoilerare, a Satana, il finale: “Attenzione che una Donna, alla fine, ti fracasserà la testa. E ti farà tanto male”. Una sorta di mandato di cattura internazionale recapitatogli nei primissimi giorni della creazione che gli viene ribadito ad ogni occasione opportuna e non opportuna: «Dirò ai mietitori al momento della mietitura: raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio». Della serie: “Te l’avevo detto e lo mantengo. Una parola io possiedo”.
Il grano e la zizzania, il porcello e l’angelo, il maiale minuscolo e la Donna maiuscola. Il bene e il male, fottutamente nello stesso appezzamento di terreno, non in due ettari di campo diversi. Tanto che gli amici, appena si accorgono che quest’erbaccia acida ha infestato il campo di grano, quasi gli rinfacciano d’avere fatto la cresta sulla semente: «Non hai seminato del buon seme nel tuo campo, Signore».
Un modo botanico per dirgli: “Piove, governo ladro. Se sei così buono come dici, perchè hai seminato il male dentro questa storia?” Tutto sopporterà il Dio cristiano, ma non di accollarsi responsabilità che non sono sue: «Un nemico ha fatto questo» risponde alquanto pepato. La carità non cancella la giustizia: ognuno è responsabile delle sue azioni.
Loro, rassicurati, sono disposti a mettere le mani addosso alla zizzania, rimboccarsi le maniche pur di fare piazza pulita: «Vuoi che andiamo a raccoglierla?» gli propongono, immaginando venga lodata la loro intraprendenza. Invece, quattro di picche: «No!». Uno dei “no” più avvilenti dei Vangeli: uno schiaffo al bene?
Forse che Dio, sotto sotto, fa il doppio gioco di stare con il Bene di giorno e si frequenta con il Male la notte? Figurarsi se ha la doppia faccia chi possiede un Volto così affascinante da far sognare all’uomo di notte la sua contemplazione. Lo spiega il suo “no”, che non capiscano fischi per fiaschi: «(No), non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate crescano insieme fino alla mietitura». Che il male cresca con il bene, che Satana lavori nello stesso appezzamento dove lavora il Cristo.
A capirne di agricoltura come ne capisce Cristo! A vivere nel mondo com’è il suo bel vivere: “Ora et labora et noli disperare”. Non solo pregare e lavorare: il segreto è di non disperare quando i nostri conteggi sembrano da default. Non è che vieti ai discepoli di sradicare la zizzania: vieta loro di fare di testa loro perchè non succeda che, estirpando la zizzania, rovinino anche solo un chicco di grano buono.
Ti intenerisce un Dio così premuroso da fare imbufalire il Maiale con la sua tenerezza. La delicatezza di Uno per il quale la protezione della più piccola percentuale di bontà vale molto di più dell’estirpazione totale della malvagità.
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Per gentile concessione di don Marco Pozza – Fonte
