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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 20 Novembre 2025

Vangelo del giorno di Lc 19,41-44

Se avessi compreso quello che porta alla pace!
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo:
«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

Parola del Signore.

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Piange su Gerusalemme, il Signore. Non piange per farsi consolare, per farsi notare, per attirare commiserazione, come a volte faccio io. Piange perché ferito, turbato, scosso. Sa bene che è la sua fine e, di conseguenza, la fine della città. Non accettare il Messia che porta la pace del cuore significa rifiutarla, continuare imperterriti a dimorare in una logica di violenza, di sopraffazione, di rifiuto.

Gerusalemme sarà distrutta non perché punita da Dio ma dalle proprie scelte, dal proprio atteggiamento arrogante e piccino. Non prova vendetta o sollievo, il Signore, non gode, come forse faremmo noi, nel pensare che chi ci odia sarà punito, no.

Anzi, piange dopo essere entrato nella città, dove aver tentato di farsi accogliere, disarmato, folle profeta che cavalca un ciuchino, non principe che entra tronfio a prendere possesso del suo trono. Piange, sì, ma agisce, fa, opera, spera. Non si lamenta, non si dispera, non fa l’offeso per il rifiuto. Piange, il Signore, per stanchezza, per l’emozione, per l’amore non corrisposto.

No, Gerusalemme non ha capito cosa la porta alla pace. E nemmeno io, e nemmeno il mondo rissoso e violento in cui abito. Cosa mi porta alla pace del cuore? La consapevolezza del mio destino, una visione più profonda ed ampia del mondo, della vita, della Storia. La consapevolezza di essere amato e di voler amare.

La pace fra i popoli è figlia della pace del cuore di ciascuno dei suoi membri, di ogni persona, di ogni storia, di ogni cuore. Non abbiamo capito, Signore, che la libertà è dono prezioso e fragile e che se non accogliamo il tuo progetto sul mondo, progetto di amore e di armonia, se ti cacciamo, se ti eliminiamo, non può che esserci morte e distruzione.

Piange, il Signore, consapevole di avercela messa tutta, di avere parlato, guarito, amato. C’è ancora una cosa da fare. Assurda. Ultima. Radicale. Andare fino in fondo, consegnarsi, venire ucciso e travolto. Forse capiranno, forse capiremo, forse, davanti a quella croce, al Dio osteso, donato, nudo, ci arrenderemo. Forse.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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