Cristo Re: La Regalità Crocifissa e Generosa
Il commento di don Fabio Rosini si concentra sulla solennità di Cristo Re dell’universo, sottolineando come questa festa ricapitoli l’intero anno liturgico. La riflessione identifica la regalità di Cristo come una regalità crocifissa, in netto contrasto con l’idea mondana di potere, poiché Egli non salva Sé stesso ma sceglie di dare la vita per la salvezza dell’umanità.
L’essenza di questa regalità risiede nella sua generosità incondizionata, manifestata pienamente sulla croce, dove concede il paradiso a un malfattore pentito. Il messaggio centrale invita i fedeli a riconoscere Cristo come l’unico vero Re e Signore, abbandonando l’attenzione per i “potenti” terreni. Infine, il commento chiarisce che la salvezza si ottiene riconoscendo la propria povertà e accogliendo Cristo, un passo che prepara al tempo liturgico dell’Avvento.
- Pubblicità -
Continua dopo il video.
Il Re che non si salva: 4 Lezioni Inaspettate dal Re Crocifisso
Quando pensiamo a un re, l’immagine che emerge è quella di potere, dominio e autopreservazione. Un re, per definizione, si fa i fatti suoi. È uno che si fa tornare i conti, che amministra la realtà a proprio vantaggio per salvare prima di tutto se stesso e il proprio trono.
Eppure, nella solennità di Cristo Re, la liturgia cristiana ci presenta un’immagine completamente opposta: un re su una croce, insultato, dileggiato e apparentemente impotente. Un sovrano che sembra sconfitto. Scopriamo insieme quattro verità sorprendenti e profonde sul potere, la salvezza e la vera regalità rivelate da questa “regalità crocifissa”.
La Prima Lezione: Il Vero Potere è Rinunciare a Salvare Se Stessi
1. Il paradosso del vero Re: Perdere se stesso per salvare gli altri
La logica del mondo che circonda la croce è unanime. Dalle autorità a uno dei malfattori, la sfida è sempre la stessa: “Se è il re salva se stesso”. Questa è precisamente la reazione che ci aspetteremmo da un sovrano terreno, la cui prima preoccupazione è preservare il proprio potere e la propria vita.
Cristo, però, capovolge questa logica. La sua missione non era salvare se stesso, ma salvare noi. La sua scelta di non scendere dalla croce, di non usare il potere per la propria sopravvivenza, è l’atto stesso che compie la nostra salvezza. È rinunciando a salvarsi che diventa il Re che ci salva.
Se salvava se stesso, non salvava di certo noi.
La Seconda Lezione: I Doni Più Grandi Vengono dalla Massima Debolezza
2. Il più grande regalo viene da un trono di debolezza
- Pubblicità -
Sulla croce, Cristo appare come un fallito, un uomo impotente che “non è arrivato da nessuna parte”. È l’immagine della sconfitta totale, privato di ogni potere e dignità.
Eppure, è proprio da questo trono di debolezza e sofferenza che compie l’atto più regale di tutti: elargisce un “regalo immenso”. In un momento di apparente impotenza assoluta, compie un gesto di generosità sconfinata. Dona il paradiso al malfattore crocifisso accanto a lui, un uomo che ammette apertamente di essere un peccatore. Ci dimostra che il suo potere regale non risiede nella capacità di dominare, ma in quella di donare anche quando sembra non avere più nulla.
La Terza Lezione: La Salvezza non Richiede la Perfezione, ma il Riconoscimento
3. Non serve essere perfetti, ma riconoscere chi è il Re
La figura del “malfattore” che ottiene la salvezza è fondamentale. Non è un uomo buono o perfetto; al contrario, è un peccatore che riconosce pienamente la giustizia della propria condanna, come ammette lui stesso:
Noi riceviamo il giusto per ciò che abbiamo fatto.
La sua salvezza non deriva dalle sue opere, che lui stesso giudica meritevoli di punizione, ma da un atto di fede quasi incomprensibile. Come ha fatto questo povero uomo a vedere in un essere crocifisso, insultato, rifiutato, il signore del paradiso? La sua capacità di “riconoscerlo come re” in quella condizione è un miracolo di intuizione spirituale.
Qui scopriamo che la salvezza non inizia dalla nostra perfezione, ma da questo umile riconoscimento. È un atto di fede che diventa il catalizzatore della nostra trasformazione: riconoscere che lui è il Signore è il punto da cui possono iniziare a cambiare anche le nostre opere e le nostre attitudini.
La Quarta Lezione: La Svolta nella Preghiera: dal “Toglimi” al “Portami”
4. La vera preghiera non chiede la fine del dolore, ma l’ingresso nel Regno
Le tre croci sul Calvario rappresentano l’intera umanità: il Salvatore, coloro che lo rifiutano e coloro che lo accolgono. Il contrasto tra i due criminali è una lezione potente sulla natura della preghiera.
Il primo malfattore esprime la richiesta più istintiva di chi soffre: “Toglimi da questa sofferenza”. È una preghiera che cerca una via di fuga dal dolore immediato. Il secondo, invece, compie un cambiamento radicale. Non chiede di essere tolto dalla croce, ma di essere portato nel regno: “portami nel paradiso”.
Questa non è solo una preghiera diversa; è un capovolgimento di prospettiva. Quando accogliamo Cristo come Re, la nostra attenzione si sposta dalla circostanza immediata alla destinazione finale. L’obiettivo non è più fuggire dalla croce, ma chiedere di arrivare alla meta, l’unica cosa che conta.
Conclusione: A Quale Potere Ci Inchiniamo?
Il modello di regalità che celebriamo non è quello del dominio, ma quello della generosità, del sacrificio e dell’amore. Noi seguiamo un Signore che non si occupa di se stesso, ma dà la vita per noi. La sua è una nobiltà che si manifesta non nella potenza, ma proprio nel momento del dolore e del limite. È un Re che dimostra la sua vera natura di Figlio fidandosi del Padre, abbandonandosi completamente a Lui.
Questo è l’unico vero re a cui obbedire. Tante potestà che ci spadroneggiano nella vita non meritano la nostra attenzione.
In un mondo che ci spinge a seguire i potenti, a quale Signore scegliamo di dare la nostra attenzione?
[testo non di don Fabio]
Qui tutti i commenti di don Fabio Rosini
Commento di don Fabio Rosini al Vangelo di domenica 23 novembre 2025 – Anno C, dai microfoni di Radio Vaticana (dove potete trovare il file audio originale utilizzato nel video).
