Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 2 Marzo 2026

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Vangelo del giorno di Lc 6,36-38

Perdonate e sarete perdonati.
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.
Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

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Parola del Signore.

Se alla fine dell’impegnativo discorso della montagna Gesù aveva invitato i suoi discepoli ad essere perfetti come il Padre che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti, Luca stempera quell’affermazione ricordando ai discepoli, soprattutto a quelli più santi e devoti, i fuoriclasse, che la perfezione di Dio consiste nella misericordia.

Cioè quel sentimento che unisce la compassione, l’empatia, il mettersi nei panni dell’altro, con l’azione, l’intervento.

La misericordia, nella Bibbia, è un’emozione che si fa concretezza, che indica soluzioni, che si rimbocca le maniche.

Il discepolo, insomma, imita il Padre nel suo occuparsi amorevolmente e concretamente di noi.

E insiste, il Signore: la compassione si manifesta nel non giudicare, nel non criticare, nel non ergersi a giudici su noi stessi e sugli altri.

A non condannare, dando sempre una possibilità a chi sbaglia, dandoci una possibilità se/quando sbagliamo.

perdonare perché noi per primi siamo stati perdonati senza condizioni, senza pene da scontare, senza colpe da espiare.

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Giudicare, semmai, con lo sguardo compassionevole del Padre, che ama il peccatore senza giustificare il peccato, che sa che tutti, tutti, siamo esseri in divenire, apprendisti nell’amare.

Allora sì potremo imitare il Padre, liberi dai giudizi, dismettendo gli abiti scomodi del giudice, imparando a perdonare chi ci ha ferito.

Diventare noi stessi dono, nell’ascolto, nella disponibilità, scegliendo di amare, dopo esserci scoperti amati senza misura.

Il cuore, allora, diventa colmo, trabocca, tracima, e quanto abbiamo ricevuto ricade sugli altri.

Di questo, oggi, siamo consapevoli, in questo tempo quaresimale che ci riporta all’essenziale.

Di essere amati dal Padre misericordioso.

Di essere capaci di compassione, di benevolenza (vedere e volere il bene), di perdono, perché oggetto di compassione, di benevolenza, di perdono.

Allora si, verremo in qualche modo riconosciuti come discepoli del Dio di Gesù.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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