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Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 31 agosto 2026

Gesù, buona notizia ai poveri

Luca legge Gesù come Messia nato da Spirito (Lc 1,35), Spirito disceso su di lui al tempo del battesimo (Lc 3,22), Spirito che lo conduce nel deserto e lo accompagna nelle prove (Lc 4,1), Spirito che lo fa ritornare in Galilea (Lc 4,14) ove “la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode” (Lc 4,14-15). Gesù è il Figlio-Messia pieno di Spirito, orientato dal Soffio santo in ogni suo movimento, in ogni suo dire e fare, e così il discepolo come avranno modo di sottolineare puntualmente gli Atti degli Apostoli. 

Un orientamento, ritornando a Gesù, palese nel brano evangelico odierno. Siamo a Nazaret, “dove era cresciuto”, durante il culto sinagogale del sabato, Gesù è il lettore-commentatore del brano biblico proposto, tratto dal profeta Isaia: “Lo Spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio…a promulgare l’anno di grazia del Signore” (Is 61,1-2), “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”, adempiuta nei vostri orecchi.

Siamo al cospetto di una interpretazione sorprendente del testo isaiano che diventa un messaggio provocante per i nazaretani presenti al culto, e in loro leggi Israele, l’umanità, noi. Gesù applica a se stesso quanto ha letto, si identifica con lo sta scritto, è quella Scrittura; è l’avvolto dallo Spirito che lo consacra, il rimando è all’unzione di re, sacerdoti e profeti in Israele, profeta messo a parte per una puntuale missione: essere ai poveri lieta notizia, ai prigionieri liberazione, ai ciechi vista, agli oppressi liberazione (cf. Lc 7,18-24). 

Un programma che inaugura il tempo della grazia, un anno giubilare mai concluso, in cui Dio in Gesù Figlio-profeta si manifesta in maniera compiuta e definitiva lieto annuncio   (cf. Lc 4,18), dolce musica (cf. Lc 7,32), peso leggero (cf. Mt 11,30) all’uomo. Non servono commenti e esortazioni, siamo chiamati dallo Spirito a cogliere in Gesù il profeta di una immagine alta e pura di Dio, il totalmente con l’uomo, per l’uomo, in particolare l’uomo ferito in molti modi. 

Siamo chiamati a scegliere, e di scelta parla il Vangelo, un sommario delle reazioni globalmente avute in Israele nei confronti di Gesù. Una reazione di attenzione e di interesse: “Gli occhi di tutti erano fissi su di lui”; una reazione testimone di lui, affascinati: “dalle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca”, la bocca di uno di loro: “è il figlio di Giuseppe”; una reazione di rifiuto riassunta in due Proverbi: “Medico, cura te stesso” e “Nessun profeta è bene accetto nella sua patria”. 

Un rifiuto fino alla decisione di ucciderlo. Gesù reagisce sottolineando che il no degli uni non equivale al no di tutti, la sua persona e il suo messaggio sono donati al mondo intero e loro patria è ogni cuore che li accoglie. Gesù il Messia profeta e il suo vangelo sono un universale non confinabile e cita, ad esempio, i casi di Elia e di Eliseo inviati a una vedova di Sarepta e a Naaman il Siro, buona notizia di Dio oltre i confini consueti. Un Gesù che ‘oggi’ nello Spirito viene a quanti questa Scrittura è giunta ai loro orecchi, come già è venuto ai pastori: “Ecco, vi annuncio una grande gioia…oggi è nato per voi un Salvatore” (Lc 2,10-11); a Zaccheo: “Oggi per questa casa è venuta la salvezza” (Lc 19,9); al ladrone: “Oggi sarai come nel paradiso” (Lc 23,43). Viene come fonte di gioia dicendo ai ‘piccoli’ (Lc 10,21-22), ai poveri, ai falliti, agli irrisolti, oggi si fa vicino a voi il vostro riscatto. Che fare: “Vieni” (Ap 22,17), e diverremo il luogo attraverso cui tu continui a venire come “alzati e cammina” a chi non ne può più.

fratel Giancarlo

Per gentile concessione del Monastero di Bose.

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