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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 31 agosto 2026

A Nazareth nella Sinagoga, un sabato come tanti altri, qualcuno si alza e va a leggere, come di consueto, un brano della Sacra Scrittura e poi lo commenta, fa una “omelia”.

Ma non è un sabato come gli altri e chi ascolta non ascolta un’omelia come le altre. Gesù, il figlio del falegname, pronuncia il Suo discorso programmatico, inaugura la Sua speciale spiegazione delle Scritture, quella che proseguirà con gesti e incontri nei successivi tre anni, completerà lungo la strada per Emmaus e continuerà per sempre ancora oggi per noi.

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Gesù annuncia, allora come oggi, in poche parole tutto il senso della Sua missione: per proclamare l’anno di grazia del Signore è necessario che i poveri ricevano il lieto annuncio, che i prigionieri siano liberati, che i ciechi vedano.

Abbiamo la tentazione di pensare che queste parole siano rivolte agli altri, ma è alle nostre povertà che Gesù si rivolge, a liberarci di ciò che ci imprigiona, a recuperare la vista sulle condizioni del mondo che ci circonda. Solo così potremo intraprendere la strada che porta alla liberazione degli oppressi, ad avviarci sulla via della Grazia.

Certo, nessun profeta è amato in patria, nemmeno quando, come Gesù, guarisce i malati e perdona i peccati. E si è pronti a riconoscerlo solo quando opera per il nostro bene personale, per i nostri bisogni. Eppure Gesù ripete che vivere secondo il progetto del Regno rende “beati”, felici.

Per Riflettere

Sappiamo riconoscere i profeti o preferiamo scacciarli dalla nostra patria e dalla nostra vita? Quanto riusciamo ad immedesimarci negli oppressi, dall’alto delle nostre certezze? L’anno di grazia del Signore è l’anno di tutti, in cui nessuno viene lasciato indietro e in cui tutti si impegnano per la liberazione di se stessi e degli altri. A che punto arriva il mio impegno?

Leggi la preghiera del giorno

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi