Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 18 Aprile 2019

In questo santo Triduo, sacramento della morte e resurrezione del Signore, l’evangelo che segna il cammino di Gesù verso la Pasqua è quello giovanneo della lavanda dei piedi. Gesto umile, gesto eloquente, ma anche gesto profetico.

Gesù dirà a Pilato che il suo regno non è di questo mondo (Gv 18,36). Questo vuol dire non solo che la signoria di Gesù non sarà riconosciuta, nella sua gloria, in questo mondo, bensì nell’altro; ma vuol dire anche che il modo di regnare di Gesù non è come il modo di regnare dei potenti di questo mondo.

Gesù lo aveva detto, con altre parole, anche negli altri evangeli (cf. ad esempio Mc 10,42-45), ma qui egli lo mostra, ne fa il mimo profetico, ne dona il gesto eloquente. Sia nella sua vita sulla terra, sia nella storia degli uomini, sia nel Regno del Padre (cf. Lc 12,37), la sua signoria è così che si esercita: facendo il gesto dello schiavo, gesto che neppure a un ebreo, seppure fosse schiavo, era lecito compiere, in quanto troppo umiliante.

La buona notizia risuona più che mai in questa pagine dell’evangelo: è l’annuncio che il Signore depone la vita per coloro che ama, perché essi possano vivere. È l’annuncio di un amore grande, fino alla fine, del Signore che dona se stesso agli uomini perché gli uomini abbiano la vita per mezzo di lui.

In questo egli trova la propria gloria, gloria dell’amore, gloria di chi dà la vita per gli altri, gloria che egli non riceve dagli uomini, a cui pur si dona, ma dal Padre.

Non solo, ma Gesù vive il suo lavare i piedi ai discepoli come l’accoglienza di un dono che il Padre gli ha fatto (cf. v. 1): tutto gli era stato dato dal Padre, anche i discepoli, come manifestazione dell’amore che il Padre ha per lui: “Erano tuoi e li hai dati a me; … io prego per coloro che mi hai dato” (Gv 17,6.9).

In quei discepoli, che sotto la croce lo abbandoneranno, di cui uno lo tradirà e un altro lo rinnegherà, Gesù vede l’amore del Padre che lo visita facendogli dei doni, un dono: il dono di coloro che erano del Padre e che il Padre ha donato a lui. E Gesù li accoglie, e impara ad amarli, come il pastore buono ama le sue pecore al punto da dare, se necessario, la sua vita per loro (cf. Gv 10,11-13), e continuerà ad amarli anche dopo la sua morte e resurrezione, senza nessun rancore e senza nessuna sete di vendetta; anzi, li chiamerà “fratelli” (cf. Gv 20,17).

Amore scandaloso, amore folle, che sfida ogni incomprensione, rifiuto e durezza, amore che trova la propria gioia nel donarsi a coloro che ama perché questi possano vivere, amore che ha come unica ricompensa l’accogliere in dono coloro che gli vengono dati dall’amore del Padre suo e Padre nostro, dal Dio suo e Dio nostro (cf. Gv 20,17).

Per questo il gesto della lavanda dei piedi ha in sé già il germe della resurrezione, poiché l’annuncio dell’evento e del mistero pasquale è proprio questo: grazie alla morte e resurrezione di Gesù ormai la morte e il peccato degli uomini sono stati sconfitti, e sconfitti non solo dalla Vita, ma soprattutto dell’Amore.

Amore per i suoi che è ciò che ha ispirato tutta la sua vita insieme a loro (cf. v. 1). Gesù muore come è vissuto: amando. Ed è questo suo quotidiano e fedele amore che ha vinto per sempre la morte!

sorella Cecilia

Fonte

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