Se ci fermiamo un momento a guardare indietro nella nostra vita, ci accorgiamo che i momenti in cui abbiamo davvero vissuto sono quelli in cui abbiamo davvero amato.
È proprio ciò che ci viene suggerito oggi e che, in fondo, suggerisce tutto il Vangelo di Giovanni.
Credere in Gesù significa entrare nella vita eterna: non semplicemente una vita biologica più lunga, ma una vita piena, una vita di abbondanza. E credere in lui non vuol dire soltanto aderire a idee o regole, ma riconoscere che il Figlio di Dio è venuto a mostrarci che la vera vita consiste nell’amare, nel donarsi, nel dare la vita per i propri amici, come Gesù dirà più avanti.
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Per questo, quando parliamo di fede, la domanda più importante non è solo se crediamo a tutte le parole del “Credo”, ma in che modo questa fede prende forma nella nostra vita. La fede è lasciarsi provocare da Cristo nella concretezza delle relazioni, nelle scelte, nei piccoli gesti di ogni giorno.
La vita a cui il Signore ci chiama è proprio questa: una vita in cui, con i nostri talenti ma anche con le nostre fragilità, impariamo a seguire Cristo, ciascuno a modo suo, e così impariamo ad amare davvero.
Ed è proprio questo il senso di una vocazione: scoprire come, con la nostra umanità – fatta di desideri, limiti e debolezze – possiamo trovare il nostro modo unico di amare, di essere pienamente noi stessi e, proprio così, entrare nella vita che Dio ha pensato per noi.
Commento a cura di: Piero Loredan SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato
