Le due vie
Il brano di questa domenica ci presenta il grande discorso di Gesรน pronunciato dopo aver chiamato i discepoli e aver guarito molti infermi. Egli scende dal monte dellโintimitร con il Padre, il tempo della preghiera e del dialogo profondo con Lui, per immergersi nella vita della pianura, la quotidianitร della storia e delle relazioni. Lรฌ, guardando i suoi discepoli, alla presenza della folla, parla loro del Regno, invitandoli ad essere lievito nella massa, a portare in sรฉ la logica di Dio, affinchรฉ Egli regni.
Gesรน offre il cammino della felicitร vera, quella che viene dallโascolto della sua Parola e dalla sequela della sua persona, concretizzata negli atteggiamenti della vera povertร , dellโindigenza, della sofferenza e della persecuzione. Non si tratta primariamente di unโesortazione moraleggiante che finirebbe per elogiare degli antivalori, quanto la fotografia di una realtร , con la promessa di una gioia ulteriore. Le beatitudini nella versione lucana, infatti, sono piรน delle descrizioni della vita del discepolo, segnata dallo scontro concreto con la mentalitร del mondo, piuttosto che degli atteggiamenti spirituali da vivere. Luca, partendo dalla situazione di povertร del discepolo, vi legge la promessa della ricchezza del Regno.
Nel cogliere la dimensione della sua indigenza e del bisogno che ha nel mondo, vi legge la promessa di un pieno compimento nellโeternitร . Nella sofferenza del tempo e della storia scorge lโapertura ad una gioia che non ha fine. Nellโodio, nella persecuzione e nel disprezzo, a causa del suo Nome, infine, coglie la rampa di lancio per una ricompensa senza fine, nellโeterna gloria dei santi. Il discepolo che vive le sfide di ogni giorno con fede e speranza in Dio e nella vita senza tramonto, pur passando in mezzo a tali tribolazioni, puรฒ essere certo che la sua sorte sarร quella dellโeternitร , perchรฉ egli non puรฒ mai essere piรน del suo Maestro.
Se Cristo, il cui ritratto รจ abbozzato nelle beatitudini, si รจ fatto povero, bisognoso, sofferente e perseguitato, per poter vincere il peccato e la morte mediante la sua Pasqua, lo stesso discepolo non potrร percorrere una via differente. Il cristianesimo non รจ oppio del popolo, come sosteneva qualcuno, nรฉ narcotizzazione della mente o mera consolazione psicologica.
Esso non offre facili soluzioni, quanto quel sano realismo di chi vive la realtร , accogliendola fino in fondo e scorgendovi i germi dellโOltre divino. Dallโaltra parte, perรฒ, cโรจ sempre la possibilitร di investire su ciรฒ che questo mondo puรฒ offrire, ponendo le proprie sicurezze in cose che non sono Dio, come fanno i ricchi egoisti verso i beni materiali, gli avidi insaziabili verso i piaceri e gli averi, i gaudenti verso il divertimento e le distrazioni e come fanno anche coloro che cercano solo la gloria terrena.
Chi decide di prendersi tutto ciรฒ che il frammento di questa vita e di questo mondo puรฒ offrire, vivendo come se Dio non ci fosse, come se non esistesse nessun altro rispetto a sรฉ, si preclude per sempre la strada della vita eterna. Questa pagina del Vangelo, cosรฌ chiara e tagliente provoca ciascuno di noi a domandarsi con sinceritร : โIo da che parte sto? Dovโรจ il mio cuore?



