La Prima lettura e il Vangelo di oggi ci offrono un’opportunità per riflettere sul nostro essere cristiani, sotto due punti di vista: cristiani come chiamati da Dio; cristiani come annunciatori di Dio.
Gesù afferma che nessuno viene a Lui se non è chiamato dal Padre: noi come cristiani siamo stati chiamati a seguirlo, con tutti i nostri limiti, ed è il Padre che ci ha chiamati. A volte lo dimentichiamo: pensiamo che la fede abbia a che fare semplicemente con il carattere o le scelte personali, ma un grande ruolo dobbiamo riconoscerlo alla grazia di Dio che ci ha chiamati a essere cristiani, e ci conferma nel cammino della nostra vita. Questo ci chiama alla gratitudine e alla lode.
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La chiamata è poi legata all’annuncio, e ce lo mostra la prima lettura, dagli Atti degli Apostoli, nella quale Filippo incontra l’eunuco etiope. L’apostolo Filippo è stato chiamato a seguire Gesù, e lo ha seguito: ora è chiamato a darne testimonianza. Innanzitutto, è lo Spirito Santo che guida Filippo verso l’eunuco: il Padre sta chiamando l’eunuco attraverso Filippo, e dunque Filippo diviene annunciatore del Vangelo.
Osserviamo come si muove: non arriva dicendo di avere la verità in tasca. Filippo compie quattro azioni: si accosta al carro dell’eunuco, lo ascolta, gli fa una domanda, e poi «annunciò a lui Gesù». L’annuncio è l’ultimo passo: prima si cammina a fianco, si ascolta l’altro nelle sue difficoltà, gli si pongono domande per invitarlo alla riflessione, e solo a quel punto si annuncia; solo a quel punto, creata una relazione, si annuncia Gesù.
La relazione è uno a uno. Più che con i discorsi di massa, il Vangelo è passato nei secoli grazie all’annuncio personale di generazione in generazione.
Per riflettere
Sono grato di essere cristiano, o lo percepisco come semplice conseguenza di una mia scelta? Quando incontro qualcuno che non crede annuncio Gesù nel modo dell’apostolo Filippo, oppure avanzo affermazioni dottrinali?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
