Gesù svela una verità decisiva: l’incontro autentico con Lui non nasce solo da un desiderio umano, ma è un’iniziativa del Padre, un’attrazione interiore, misteriosa e amorosa, che conduce l’anima verso il Figlio. È Dio stesso che educa interiormente il cuore dell’uomo, come già annunciato dai profeti: “Tutti saranno istruiti da Dio”. La fede, quindi, non è frutto di uno sforzo intellettuale o morale, ma di una docilità a questa chiamata interiore, a questa istruzione divina.
Gesù poi afferma solennemente: “Io sono il pane della vita”. Qui non si tratta solo di un’immagine poetica: è una rivelazione che tocca il cuore del mistero cristiano. Come la manna sosteneva la vita fisica degli Israeliti nel deserto, così il pane disceso dal cielo – Cristo stesso – sostiene la vita eterna, quella che non muore. Ma la differenza è radicale: i padri, pur mangiando la manna, sono morti. Chi invece si nutre di Cristo, partecipa già ora della vita eterna.
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E infine, Gesù compie un salto inaudito: “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Qui prefigura l’Eucaristia, ma anche la Croce. È un’offerta totale di sé, un dono che si compie nella carne, cioè nella sua umanità reale, concreta, sofferente. L’universalità del dono (“per la vita del mondo”) dice che nessuno è escluso da questo amore, ma solo chi si lascia attirare e plasmare dal Padre può riconoscerlo e accoglierlo.
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