Il brano di oggi segue immediatamente quello proclamato e meditato sabato scorso. Il contrasto è evidente e mette in luce l’incapacità di comprendere in tutte le dimensioni il progetto del Padre e al tempo stesso riporta quella fragilità umana che cerca di ricondurre il mistero divino nell’ambito della consuetudine.
Sabato Gesù annunciava che sta terminando il compito assegnato: sarà catturato e morirà in croce per risorgere il terzo giorno. Uno scenario incomprensibile. Non capito al punto che i suoi discepoli si ponevano una domanda su chi, per loro, fosse degno di esercitare un “potere” all’interno della giovane comunità.
Da un piano divino di salvezza scendiamo ad una dinamica di corsa ai ruoli che contano. Questo rovesciamento di valori è ben presente nella Parola: conosciamo anche la madre di due apostoli che si rivolge direttamente al Maestro per “piazzare” i due figli uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra (Mt 20, 20ss) ed è presente anche nel vangelo di Marco meditato ieri.
Le parole pronunciate dal Nazareno non lasciano spazio ad ambizioni personali. Ricorrendo ai bambini, come già conosciamo, in quanto non attraversati da esigenze ed aspettative da adulti che spesso relegano Dio ai margini, chiarisce ancora la scelta del servizio agli altri come vero stile di vita del cristiano.
La difficoltà a comprendere ed accettare l’insegnamento del Maestro emerge ancora nella seconda parte del testo di Luca. Prende la parola Giovanni: è uno dei due discepoli che avevano avanzato le richieste di “collocamento”, lo stesso molto vicino a Gesù (pensiamo alla scena dell’Ultima Cena) ed ai piedi della croce. Non chiede come comportarsi a seguito di un esorcismo praticato da un non ben precisato personaggio, la cui sola colpa è quella di non far parte della giovane comunità. Non chiede, lo allontana e gli impedisce di servirsi del nome del Salvatore.
Per riflettere
L’Emmanuele ha preso carne umana proprio per abbattere barriere di ogni tipo: questa è la storia di salvezza. Il Regno di Dio si è fatto carne. Nessuno è privilegiato e nessuno deve essere escluso. Non spetta a noi giudicare cosa è bene e cosa è male. Sappiamo però che siamo chiamati a servire.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
