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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 25 Febbraio 2025

Marco non fa sconti apologetici agli apostoli e non esita a descriverne le debolezze. Mentre Gesù annuncia una fine tragica e imminente, non trovano di meglio che discutere delle prossime posizioni di potere. Se voleva descrivere una comunità di credenti fedele al suo Maestro ed eroica nella persecuzione ha proprio sbagliato narrazione!

Perché indugia in questi racconti? Probabilmente ci vuole mettere in guardia: la nostra durezza di cuore, il nostro orientamento al sé (“filautìa”, direbbero i Padri del deserto), il nostro permanente desiderio di affermazione, tutte queste cose sono talmente potenti che potremmo anche noi trovarci a ignorare le sofferenze di Gesù e a pensare a noi soltanto, anche nei momenti più drammatici. Pietro ha avuto bisogno del gallo per capire che stava tradendo il Maestro.

Per riflettere

Anche qui un piccolo esame di coscienza. La parola “potere” ci sembra lontana, rilevante solo per i politici e i grandi della terra. Ma il potere è dovunque. È iscritto nella maledizione di Adamo ed Eva: nel potere dell’uomo sulla donna, del signore sul servo, di chi sa su chi non sa. Diviene servizio solo se accettiamo la logica di Gesù (ma resta una tentazione permanente). Dove sono i luoghi del nostro potere, al quale non rinunciamo?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi