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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 23 marzo 2026

Questo confronto serrato fra Gesù e i farisei avviene nel cortile del tempio dove si trova il tesoro. Lì, durante la festa delle capanne, si accendevano degli enormi lampioni capaci di dominare tutta la città di Gerusalemme.

Gesù si rivela come colui che è la vera “luce del mondo”, che gli uomini devono seguire per avere la vita. Gli oppositori contestano la verità delle sue parole, cioè la sua origine divina. Gesù replica rimandando alla legge da loro invocata: ci vogliono almeno due testimoni per provare la verità di un’affermazione.

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Ebbene, le sue affermazioni sono convalidate proprio dal Padre che lo ha mandato. Essi, tuttavia, che pretendono di ergersi a giudici, giudicano secondo apparenze e calcoli, e sono dunque incapaci di comprendere come Gesù derivi dal padre.

Per Riflettere

Quando un raggio irrompe nel buio di una stanza immediatamente fa luce all’interno, anche negli angoli più riposti e dimenticati: così l’irrompere della Parola nella nostra storia. Non si può resistere alla luce di Cristo: chi non l’accoglie né è giudicato. Proprio per questo la luce mette in evidenza l’astuzia, l’ingiustizia, la disonestà. La parola di Dio scruta nel nostro cuore, mette in risalto le intenzioni più segrete, smaschera le nostre falsità e autoinganni. Appare dunque più chiaramente la necessità di abbandonarsi totalmente a Dio, ad accogliere il suo amore misericordioso per intraprendere un cammino costante di conversione alla verità del Vangelo. La vita, nei suoi momenti gioiosi e tristi, spensierati e difficili, è il momento dello svelamento della Parola. Ma nella luce della verità e dell’abbandono in Dio niente può farci paura o trarci in inganno.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi