Statistiche evangeliche
Per meditare questo Vangelo mi addentro in un campo che non è il mio, quello del calcio. Con i mondiali che si stanno svolgendo in America, mi è venuto in mente un paragone.
Quando ascolto la telecronaca di una partita, mi colpiscono le statistiche: possesso palla, tiri in porta, parate. Sono numeri che aiutano a capire la partita al di là del risultato finale. Si può fare così anche leggendo la Bibbia, dove certi dati numerici aiutano a cogliere il messaggio spirituale che sta dietro un racconto.
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In questo caso, mi interessa contare quante volte nella Scrittura troviamo l’espressione “non avere paura”. È noto che, nell’intera Bibbia, questo invito ricorra ben 365 volte. Il numero, uguale ai giorni dell’anno, sembra un messaggio potente: per ogni giorno in cui affrontiamo la vita, c’è l’invito a non temere. Se restringiamo il calcolo ai Vangeli, la frase è attribuita a Gesù 12 volte, come il numero degli apostoli. Nel Vangelo di Matteo, che leggiamo oggi, ricorre 6 volte, tre delle quali proprio nel brano odierno.
Forse sembro dare i numeri, ma è l’insistenza di Gesù a colpirmi. Egli invia i discepoli in missione ben sapendo che annunciare il Regno, proporre un modo nuovo di vivere le relazioni, i beni e il potere, fa paura.
Anch’io ho tante paure: di sbagliare, di perdere il consenso, di rimanere solo, di essere tradito, di non avere il necessario o di perdere la salute. Penso alle paure dei genitori verso i figli che crescono, e a quelle generate dalle guerre, che paralizzano o rendono aggressivi. La paura incontrollata genera sospetti e rovina i rapporti, portandoci a vivere in una perenne trincea, anche dentro la comunità cristiana.
Ecco la parola calda di Gesù: “Non abbiate paura”. Lo dice al plurale alla comunità, ma è rivolta a ognuno di noi. Spesso temiamo che il Vangelo sia inutile, che non cambi la vita. Invece la cambia, ma non lo vediamo perché abbiamo in mente i numeri del potere e della ricchezza. La presenza di Gesù è reale e nulla potrà scacciarla dalla storia. Gesù usa il paragone del passero, che al suo tempo era il simbolo della cosa di meno valore: se per Dio conta un passero, e perfino i capelli del nostro capo, quanto più contiamo noi.
“Non abbiate paura” è la nostra missione. Penso alla parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza. La sua missione non era fermare la guerra, ma essere spazio dove sentire, anche sotto le bombe, l’eco del Vangelo: non abbiate paura, voi valete un’immensità e Dio vi ama.
Questa è la missione che raccogliamo oggi: con le parole e i gesti, dire “non avere paura” a chi ci sta vicino in chiesa, in casa, al lavoro, tra gli amici, diventando noi stessi in questo modo la voce calda e viva di Gesù per tutti.
Quante volte comunichiamo “non avere paura” agli altri come ha fatto Gesù? Sarebbe questa una buona statistica evangelica da fare sempre al fischio finale di ogni nostra giornata.
Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)
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