fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 23 marzo 2026

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C’è un’esperienza che tutti conosciamo: quei momenti in cui non sappiamo che direzione prendere. Quando siamo confusi, quando tutto sembra uguale, quando abbiamo paura di sbagliare e ci muoviamo quasi al buio. Succede nelle scelte di lavoro, nelle relazioni, nella fede, perfino nelle piccole decisioni quotidiane.

In questo contesto, Gesù dice una frase fortissima: “Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”.

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Non promette che non ci saranno problemi, né che tutto sarà facile. Promette una luce. Cioè una presenza capace di orientare, di far vedere, di dare senso anche quando intorno c’è oscurità.

Quante volte cerchiamo luce altrove: nelle opinioni degli altri, nei risultati, nelle sicurezze materiali, nell’approvazione. Ma basta poco perché quella luce si spenga e torni il buio.

Gesù invece parla di una luce che non dipende dalle circostanze. È una luce interiore, che nasce dalla relazione con Lui. Non elimina le notti della vita, ma permette di attraversarle senza perdersi.
I farisei discutono, mettono in dubbio, chiedono prove. È l’atteggiamento che spesso abbiamo anche noi: vorremmo capire tutto prima di fidarci. Ma la luce si sperimenta camminando, non restando fermi.

Seguire Cristo non significa avere tutte le risposte. Significa fare un passo, anche piccolo, nella direzione del bene, della verità, dell’amore. E passo dopo passo, la strada si illumina.

Forse oggi non vedi chiaramente cosa fare, forse stai attraversando un momento di incertezza. Questo Vangelo ci ricorda una cosa semplice ma decisiva: se ci lasciamo guidare da Gesù, nella nostra vita si accende una luce che non viene meno. E anche se intorno resta la notte, però c’è una luce che ci accompagna.