Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 20 marzo 2026

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La persona di Gesù suscita interrogativi e inquietudini crescenti tra i suoi contemporanei, mentre l’ostilità dei capi Giudei giunge al massimo. Gesù non fa né provocazioni né si comporta da vile: attende “l’ora del padre” senza sfuggire né affrettare i tempi.

È per questo che evita la Giudea, che gli è ostile, e quando sale a Gerusalemme per la festa delle capanne lo fa nascostamente, in maniera diversa dal desiderio dei suoi parenti, desiderosi di sfruttare la sua fama (v. 35). Nella città santa tuttavia Lui viene subito riconosciuto.

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E subito gli animi si dividono: la vera questione è se è Messia. I circoli apocalittici del tempo ritenevano infatti l’origine misteriosa del Messia; se Gesù però proviene da Nazareth, e dunque ha una discendenza, è solo un falsario. Egli non ignora tutte queste voci.

Con sottile ironia mostra che la sua origine è effettivamente sconosciuta a loro che credono di sapere molte cose sul suo conto: essi infatti non vogliono riconoscerlo come l’inviato di Dio, perciò non conoscono il Dio vero e fedele che in Lui compie le promesse.

Per Riflettere

Nella vita di Gesù si coglie il senso pieno del mondo, il senso dell’amore: di un Amore che ama individualmente ciascuno di noi e, grazie a dono totale di questo amore, immune da ogni caducità, immune da ogni offuscamento egoistico, rende la vita degna di essere vissuta. La fede pertanto è il ritrovamento di un “tu” che mi sostiene e mi accorda la promessa d’un indistruttibile amore, che non solo aspira all’eternità, ma ce l’accorda. La fede cristiana attinge la sua linfa vitale al fatto che non solo esiste un senso alla realtà, ma che questo senso è impersonificato da uno che mi conosce e mi ama, al quale quindi io posso affidarmi con l’atteggiamento del bambino che sa di essere al sicuro nelle braccia di una madre. (Joseph Ratzinger)

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

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