Gesù è perseguitato dai Giudei a causa delle guarigioni compiute nel giorno di sabato. Per giustificare quanto ha operato, Egli rivela la propria identità di figlio di Dio, ponendosi così al di sopra della legge.
Il versetto 17, infatti, allude a disquisizioni giudaiche: il riposo del sabato riguardo all’opera creatrice di Dio non riguarda invece la continua attività che Dio fa a servizio incessante della vita. Una vita che può essere resa nuovamente a chi accetta di diventare Figlio di Dio, da cui si genera una salvezza gioiosa e la resurrezione alla vita nuova.
- Pubblicità -
Nei versetti 19–30 Gesù mostra di attenersi in tutto all’agire di Dio, come un figlio che impara alla scuola del padre. La piena unità nell’azione tra Padre e Figlio è frutto della completa obbedienza del Figlio nei confronti del Padre che condivide il suo amore smisurato per gli uomini peccatori.
Per Riflettere
Annunciare la risurrezione non è annunciare un’altra vita, ma mostrare che la vita può diventare ancora più intensa e che tutte le situazioni di morte che attraversiamo possono trasformarsi in resurrezione. Un grande poeta francese, Paul Eduard, diceva che “c’è un altro mondo, ma è in questo mondo. Ed è così che dobbiamo pensare la resurrezione.
Dobbiamo tentare di partecipare un poco a questa realtà, tentare, cioè di diventare uomini di resurrezione, testimoniando una morale di resurrezione da intendere come chiamata ad una vita più profonda, più intensa, che alla fine sconvolga il senso stesso della morte. Io credo che il linguaggio con cui dobbiamo rivolgerci agli uomini, e soprattutto l’esempio che dobbiamo dare, è il linguaggio della vita: è con questo linguaggio che noi riusciremo a far capire ciò che significa risurrezione”.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
