Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 12 marzo 2026

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Ci sarebbero tante cose da dire sul vangelo di oggi. Ad esempio sarebbe interessante accorgersi che il demonio del racconto odierno ha uno strano modo di tormentare la persona posseduta: lo costringe al mutismo.

Dovremmo avere in grande considerazione le cose che diciamo e che raccontiamo, ma forse dovremmo cominciare a prendere in considerazione anche i silenzi, cioè tutto quello che non riusciamo a dire o a raccontare perché magari potrebbe essere un male per noi.

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C’è un mutismo che ci tiene prigionieri. Non trovare le parole significa molto spesso rimanere in gabbia, non riuscire a venire fuori dai pantani dove siamo caduti. Il male fa questo: trattiene le nostre parole.

Lo fa usando la paura del giudizio, l’incomprensione, il pudore, la vergogna, la rassegnazione. Ci sono tanti validi motivi per cui non parliamo, ma è proprio quel mutismo che ci uccide.

È sempre una forma di esorcismo vincere questa mancanza di comunicazione. Ed infatti molte cose si risolvono anche solo semplicemente parlandoneGesù interviene innanzitutto sulla comunicazione di quest’uomo: gli ridona le parole.

Parlare è il primo modo di mettere in fuga il demonio che solitamente invece vive di omertà.

L’altro elemento da sottolineare è l’idea che la gente si fa di questo prodigio: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Questo fraintendimento è molto diffuso nella nostra mentalità: se tu vuoi sconfiggere un male devi usare un male più forte.

Ma il male lo si può sconfiggere solo con un bene più grande, diversamente il male che scaccia male crea solo un male più grande.

Ma chi è davvero capace di difendersi da questo male? Nessuno, specie chi confida troppo nelle proprie capacità. Ecco perché l’unico segreto per difenderci da ciò che può farci il male è confidare nel Signore, e non in noi stessi.

Smettiamola di pensare che possiamo risolvere da soli i nostri problemi. Se non ci lasciamo aiutare dal Signore saremo sconfitti dal male.

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Ciò significa che per combattere il male bisogna saper scegliere anche il modo giusto, la maniera giusta, le armi giuste. Ad esempio il male si nutre di “azione-reazione”, e rimane sbaragliato tutte quelle volte che noi invece di reagire perdoniamo e non ne teniamo conto.

La mentalità del male è strettamente logica, ma l’amore è sempre più grande di ogni logica e quindi è imprevedibile. Cerchiamo di imparare ad essere quanto più imprevedibili possibili perché il male ci vuole invece prevedibili e quindi facilmente manovrabili.

Per Riflettere

“Ogni regno diviso in se stesso va in rovina…”: c’è conflitto tra il bene che voglio fare e le mie azioni egoistiche? Quanto confido in me piuttosto che nell’amore del Signore?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

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