p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di venerdì 17 aprile 2026

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È LA CONDIVISIONE IL VERO MIRACOLO

Gv 6,1-15

Il miracolo del pane
è l’unico presente
in tutti e quattro
i Vangeli.

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Marco e Mat­teo
ne riportano addirittura
due redazioni.
Si tratta, evidentemen­te,
di un evento decisivo
per com­prendere
la vicenda e
il messag­gio di Gesù.

Il miracolo del pane
racconta qual­cosa
di molto più grande
e bello che non
la semplice moltiplica­zione
di cinque pani e due pesci.

Più che un miracolo
è un segno,
fessura di mistero.

Il racconto è pieno
di simboli bel­lissimi:
è ormai primavera,
tempo di Pasqua;
c’è il monte
grande sim­bolo
della casa di Dio;

c’è molta erba
che richiama i pascoli,
e il Sal­mo del buon pastore;

ci sono i nu­meri:
cinque pani e due pesci
for­mano il sette,
simbolo della pie­nezza;

c’è il pane d’orzo,
pane di primizia
perché l’orzo è
il primo dei cereali
che matura,
primo pa­ne nuovo;

e c’è un ragazzo,
nep­pure un uomo adulto,
una primi­zia d’uomo.

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Un Vangelo pieno d’inizi,
pieno di gemme
che fioriscono
per grazia.

Modello del discepolo
oggi è un ragazzo
senza nome e senza vol­to,
che dona ciò che ha
per vivere,
che con la sua generosità
innesca la spirale
della condivisione,
vero miracolo.

Il problema del nostro mondo
non è la penuria di pane,
ma la povertà
di quel lievito
che incalza e
spin­ge a condividere,
a diventare sa­cramenti
di comunione.

«Al mon­do, il cristiano
non fornisce pane,
fornisce lievito»
(Miguel de Una­muno).

E ci sono anche
i dodici canestri
di pezzi avanzati,
uno per ogni tribù,
segno di abbondanza
dalla quale
nessuno è escluso;

parola sulle co­se:
non devono andare perdute
perché sono sacre,
una santità è i­scritta
perfino nella materia,
perfino nelle briciole
del pane.

Prese i pani,
rese grazie
e li distri­buì:

tre verbi che
ci ricollegano su­bito
a ogni Eucaristia.

E mentre lo distribuiva,
il pane non veniva
a mancare,

e mentre passava
di ma­no in mano,
restava in ogni mano.

Il Vangelo neppure
parla di moltiplicazione
ma di distribuzione.

«Credo sia più facile
moltiplicare il pane,
che non distribuirlo.
C’è tanto di quel pane
sulla terra che
a condividerlo
basterebbe per tut­ti»
(David Maria Turoldo).

Gesù rifiuta
di essere fatto re
ma non rifiuta
l’acclamazione a pro­feta.

La profezia gli si addice:
è bocca di Dio
e bocca dei poveri.

Ma dal potere,
da tutto ciò che
cir­conda il nome di re,
fugge lonta­no.

Non il potere, dunque,
ma la profezia
per me cristiano,
per l’in­tera Chiesa:

essere bocca di Dio
e voce dei poveri
è il lievito buono
che il cristiano fornisce
al mondo.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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