«Non è costui il figlio di Giuseppe?» ci chiediamo molto spesso riguardo qualcuno o relativamente a qualche circostanza. Molto spesso rivolgiamo questa stessa domanda anche a noi stessi.
Per il fatto di conoscere le piccole miserie, gli aspetti quotidiani e gli affanni che riguardano chi ci è attorno, è difficile ritenere che qualcuno possa essere portavoce del Padre nella vita di ogni giorno; giudichiamo quindi noi stessi con la stessa severità. Posso essere io in grado di portare la Parola all’altro, io che ho sbagliato così tante volte?
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Io che sono così misero di fronte alla grandezza di Dio? Può esserlo chi mi è pari, che come me è un peccatore? Eppure, il Signore opera proprio nelle nostre piccolezze, è nell’umiltà di una creatura che manifesta la propria presenza di padre, nel riflesso dei suoi figli il suo amore più forte risplende. Gesù, figlio di Dio in persona, sa di non essere creduto da coloro che ne hanno conosciuto l’aspetto più umano, da coloro che hanno visto in lui l’individuo in carne d’ossa più che il segno della presenza dell’eterno; ma esattamente perché costoro non conoscono Dio come Egli lo conosce.
Oggi è come se questo Vangelo venisse a dirci «Se solo tu sapessi quanto il Signore abita già nella tua quotidianità, non avresti paura di mostrarti nel Suo nome!». Non dobbiamo essere perfetti per parlare o annunciare Dio, è il Signore a renderci degni di Lui abitando le nostre vite. Siamo già benedetti dalla sua presenza, e tutto quel che ci è chiesto di fare, proprio a partire dai nostri limiti, è raccontarlo alle persone con la nostra esistenza, come meglio possiamo.
Il limite esiste perché possa essere benedetto dalla presenza del Bene. A nessuno è richiesto di essere un essere perfetto, al di sopra degli altri, ma a ciascuno è richiesta una incessante persistenza nel fare il bene, laddove siamo e come possiamo.
Per riflettere
Cosa rappresenta oggi il mio bene concreto, il bene che ho operato o che posso ancora fare? Quando mi sono sentito in pace con gli altri e in armonia con il Signore per la maniera che ho avuto di vivere la mia vita? Quando abbiamo detto o pensato invece «Non è costui il figlio di Giuseppe»?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
