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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 21 giugno 2026

Gesù ripete tre volte “Non abbiate paura”—una paura che viene da quando i discepoli sono inviati come agnelli in mezzo a lupi. È una paura comprensibile: persecuzione, morte, ostilità. Ma Gesù la ridimensiona.

Ciò che è nascosto sarà rivelato—la verità non potrà restare sepolta. Quello che si sussurra nel segreto della persecuzione deve essere proclamato pubblicamente. Non è una chiamata alla temerità, ma alla coraggiosa testimonianza. Poi viene il punto cruciale: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo”—il peggio che gli uomini possono fare è limitato.

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La vera paura deve essere della perdizione dell’anima, del disaccordo con Dio. Poi Gesù ridimensiona ulteriormente la nostra importanza: due passeri non si vendono per quasi nulla, eppure il Padre conosce quando uno cade. I capelli della nostra testa sono contati. Non è bellezza, è l’aspetto più ordinario, eppure Dio ha questa cura meticolosa. Se Dio ha questo riguardo, cosa dovremmo temere?

Infine, il comandamento decisivo: chi mi riconosce davanti agli uomini, io lo riconoscerò. C’è un legame fra la nostra fedeltà a Cristo e la nostra eredità nel regno. Non si tratta di una fede privata, ma di una testimonianza coraggiosa.

Per Riflettere

Quando ho paura di confessare la mia fede? Che cosa potrebbe farmi rinnegare Cristo? Come posso sviluppare il coraggio di testimoniare?

Leggi la preghiera del giorno

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi