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Fraternità Gesù Risorto – Commento al Vangelo di domenica 9 agosto 2026

1ª lettura 1Re 19,9.11-13 dal Salmo 84 2ª lettura Rm 9,1-5 Vangelo Mt 14,22-33

La prima lettura ci ha portato con Elia su uno dei monti del Sinai. Il profeta scappava dai soldati della regina Gezabele, che lo faceva inseguire per ucciderlo.

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Egli infatti sul monte Carmelo aveva fatto uccidere tutti i sacerdoti e profeti del dio Baal, il dio della regina, un dio che approvava tutti i vizi degli uomini, e così rovinava il popolo fino a trascinarlo a diventare schiavo di altri popoli. Qui, sul monte, dove si rifugia, Dio vuole dargli, benevolmente, una lezione, proprio come l’aveva data a Mosè in un’occasione simile. Questi era tornato sul monte, dopo aver spezzato le due tavole della Legge e aver castigato i colpevoli dell’adorazione del vitello d’oro. Dio lo ha accolto, e si è presentato a lui come il «Dio pietoso e misericordioso, lento all’ira e grande nell’amore». Gli diceva così la sua disapprovazione per quel che aveva fatto. Con quei castighi non aveva fatto conoscere al popolo il vero volto di Dio, un volto misericordioso, ma quello che s’immaginava lui: un Dio che castiga fino a uccidere.

Anche Elia aveva comunicato quest’idea, che Dio fosse vendicativo e terribile, un Dio da temere. Proprio lui, Dio, chiama Elia fuori della grotta in cui s’era rifugiato, e gli fa vedere cose terribili: vento impetuoso, terremoto e fuoco. Ma lui, Dio, non è presente in questi eventi paurosi. Dio non agisce in modo da far paura agli uomini. Elia lo scopre con questa esperienza particolare. Il suo Dio si nasconde nella «brezza leggera», nella situazione che dona pace e ristoro all’uomo, una situazione che non terrorizza, ma allieta e ristora.

È una bella lezione, che teniamo presente per non accogliere i discorsi di quanti vorrebbero terrorizzare i credenti, nemmeno se questi discorsi vengono dati come messaggi dal cielo. I messaggi dal cielo li abbiamo già, quelli dati da Dio stesso a Mosè e ad Elia.

Il passo che riguarda Elia ci prepara ad ascoltare il vangelo. Gesù costringe i discepoli, dopo la distribuzione dei cinque pani ai cinquemila e la raccolta dei pezzi avanzati. Essi non devono fermarsi a ricevere le congratulazioni della folla: quanto successo era dono di Dio Padre e della preghiera che lui, Gesù, gli aveva rivolto. I discepoli quindi salgono in barca, sono sul mare, mentre Gesù continua la sua preghiera sul monte. La loro barca è agitata dalle onde e dal vento, ed essi hanno paura. Ecco l’insegnamento di Gesù: Dio non è colui che vuol far paura, non si nasconde dentro quelle onde che agitano il loro cuore. Essi non devono temere, c’è comunque lui, Gesù, anche se non lo vedono. La sua preghiera lo tiene unito al Padre, e il Padre provvede a lui e ai discepoli suoi.

Eccolo, cammina sull’acqua. I discepoli non lo riconoscono. Sono troppo abituati ad aver paura per ogni cosa che si presenta diversa dal solito, per ogni cosa che non rientra nei ricordi delle loro esperienze passate. Gridano spaventati. È lui che deve tranquillizzarli: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

La sua parola ha effetto immediato, tanto che Pietro addirittura desidera camminare sull’acqua, come Gesù. Questi glielo permette. Gli uomini possono compiere azioni divine, quando hanno fede, quando non dubitano dell’amore del Padre e non perdono di vista il volto del Figlio. Ecco Pietro che fa passi fuori della barca, sull’acqua che si muove sotto i suoi piedi. Ma la sua fede non è ancora stabile, perseverante, sicura. Basta un colpo di vento, e questo per lui diventa così importante, da fargli perdere di vista il suo Signore. Ritiene che un pericolo sia più forte di Gesù? Non c’è fede, e mancando la fede, l’acqua si apre sotto i suoi piedi ed egli affonda. Deve tornare alla fede, che diventa preghiera, e allora la mano di Gesù è già nella sua. È salvo! Ma va rimproverato, come devo essere rimproverato io ogni volta che mi faccio prendere dalla paura: è segno che ho distolto lo sguardo dal Signore.

Eccoli tutti in ginocchio sulla barca davanti a Gesù: «Davvero tu sei Figlio di Dio!». Gesù è davvero importante, necessario per il nostro vivere d’ogni giorno, per arrivare con la vita d’ogni giorno al traguardo della nostra salvezza. Gesù, Figlio di Dio!

Comprendiamo la sofferenza dell’apostolo Paolo: egli vede che la maggior parte dei membri del suo popolo rifiutano di credere in Gesù, Figlio di Dio. Egli soffre perché nella loro vita manca la cosa principale: hanno sì la Legge e la gloria nel Tempio, da loro è venuto persino Gesù secondo la carne, ma essi non vogliono inginocchiarsi davanti a lui: manca loro la salvezza, manca loro l’umiltà, manca loro tutto. Paolo soffre, come soffrono quei nonni che vedono i nipoti con l’anima vuota: infatti non ospita il Signore Gesù! In tal modo, senza saperlo, soffrono la mancanza della ricchezza maggiore che un uomo potrebbe godere: la fede, come quella che Elia ha avuto dopo aver goduto la brezza leggera.

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