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Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 21 giugno 2026

Gesù oggi ci dice una cosa sconvolgente: il cristiano non dovrebbe avere paura di nulla, tranne di perdere Dio.

La paura è una delle grandi schiavitù del nostro tempo. Abbiamo paura del giudizio degli altri, di essere criticati, esclusi, derisi. Abbiamo paura di dire apertamente che crediamo, di parlare di Gesù in famiglia, sul lavoro, tra gli amici. Temiamo di apparire ingenui, fuori moda, fanatici. Così il Vangelo resta spesso chiuso nel cuore invece di essere annunciato dalle terrazze.

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Ma Gesù oggi smonta una dopo l’altra tutte le nostre paure. Dice: non abbiate paura degli uomini. Possono ferire il corpo, la reputazione, l’immagine, ma non possono toccare ciò che conta davvero: l’anima. Il loro potere è limitato. Spesso, invece, noi viviamo come se l’opinione degli altri fosse il giudizio definitivo sulla nostra vita.

E allora quale paura dobbiamo conservare? Una sola: quella di lasciare il nostro cuore nelle mani del male. Gesù non ci invita a temere Dio come un padrone severo, ma a prendere sul serio il rischio più grande: perdere la comunione con Lui, lasciare che il peccato, l’egoismo, l’orgoglio e la menzogna conquistino il nostro cuore. Questa è l’unica paura che merita attenzione, perché è l’unica che può privarci della vera vita.

Per vincere tutte le altre paure, Gesù ci offre una certezza disarmante: siamo nelle mani del Padre. Se Dio si prende cura dei passeri, che erano creature maledette  perché rubavano il seme nel terreno…quanto più si prenderà cura di noi? Se conosce perfino il numero dei nostri capelli, come potrebbe dimenticarsi delle nostre lacrime, delle nostre fatiche e delle nostre battaglie? Il mondo può rifiutarci, ma Dio non ci abbandona. Può persino accadere che il mondo ci odi perché apparteniamo a Cristo, ma proprio allora siamo più profondamente custoditi dal suo amore.

La provocazione del Vangelo è questa: chi guida davvero la mia vita? La paura o la fede? Perché finché decidiamo in base alle nostre paure, non siamo liberi. Quando invece ci affidiamo a Dio, scopriamo che nessun uomo può rubarci la pace.

Chi vive così non ha bisogno di nascondere Cristo. Lo testimonia con semplicità, senza arroganza e senza vergogna. E accade qualcosa di meraviglioso: mentre noi riconosciamo Gesù davanti agli uomini, Gesù comincia a riconoscersi in noi. I suoi pensieri diventano i nostri pensieri, il suo amore diventa il nostro amore, la sua luce illumina la nostra vita.

E quando arriverà il giorno dell’incontro definitivo, non saremo degli sconosciuti davanti a Lui. Ci guarderà e dirà: “Ti conosco, perché hai vissuto con me. Ti riconosco, perché hai lasciato che io vivessi in te.”

A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade 

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