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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 18 giugno 2026

Gesù insegna ai discepoli come pregare, non attraverso formule complicate, ma attraverso una preghiera semplice, vera, centrata su Dio. Critica le “molte parole” dei pagani—non è la quantità che importa, ma la qualità della relazione.

Il Padre conosce i nostri bisogni prima ancora che li chiediamo. Allora perché pregare? Non per informare Dio di ciò che non sa, ma per entrare in una comunione consapevole con Lui, per riconoscere la nostra dipendenza, per allineare la nostra volontà alla sua.

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La Preghiera del Signore è la sintesi di tutto il Vangelo. Comincia con “Padre nostro”—stabilisce una relazione di fiducia. “Sia santificato il tuo nome”—ci insegna a mettere l’onore di Dio al primo posto. “Venga il tuo regno”—la preghiera che importa non è il mio regno, ma il suo. “Sia fatta la tua volontà”—l’abbandono totale. Poi le petizioni concrete: il pane quotidiano (non i lussi, non l’accumulo, solo il necessario), il perdono (e qui è cruciale: “come noi li rimettiamo ai nostri debitori”—il nostro perdono è la condizione del nostro essere perdonati), la liberazione dalla tentazione e dal male.

E infine, Gesù sottolinea: se perdoniamo, siamo perdonati; se non perdoniamo, neppure noi saremo perdonati. La misericordia che rifiutiamo agli altri ritorna contro di noi.

Per Riflettere

Quanto spesso prego con molte parole vuote, anziché con il cuore? Come la mia capacità di perdonare riflette la mia ricezione del perdono di Dio?

Leggi la preghiera del giorno

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi