Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 28 maggio 2026

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Ci colpisce l’atteggiamento di questo cieco: molti lo rimproverano, ma egli grida ancora più forte. Non è banale, perché spesso quando veniamo criticati dagli altri smettiamo di fare ciò che ha causato le critiche. Invece lui insiste, perché crede in ciò che sta facendo, è determinato a superare tutti gli ostacoli che gli si pongono in mezzo.

Bartimeo è convinto che Gesù possa cambiare la sua condizione di vita, prima ancora di averlo conosciuto; probabilmente perché si è fidato di ciò che la gente gli ha detto di Lui. E nel momento in cui Gesù, come sempre, si fa vicino e cerca il dialogo personale, allora Bartimeo dimostra tutta la sua fede: getta via il suo mantello prima ancora di essere guarito, perché capisce che l’unica cosa che conta in quel momento è seguire Gesù, senza farselo scappare.

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Bartimeo lascia la vita vecchia: le sue sicurezze, i suoi riferimenti, il suo mantello, per fare spazio a una vita nuova. Gesù, al contrario della folla, ascolta il suo grido, gli dà modo di esprimere ciò che desidera il suo cuore. Gesù lo esaudisce e gli spiega che la grazia che ha ottenuto da Dio gli è concessa per mezzo della sua fede: “La tua fede ti ha salvato”, così come ha detto accadde anche al lebbroso in Galilea (cfr. Lc 17, 11–19).

Per Riflettere

A volte noi attendiamo, se non, addirittura, chiediamo un miracolo per poter credere. Abbiamo mai pensato che i miracoli avvengono per mezzo della nostra fede? Ricordiamoci della parabola del povero Lazzaro: nemmeno la risurrezione di un morto può portare la fede a chi non vuol credere (cfr. Lc 16, 19–31).

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FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi