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Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 12 luglio 2026

La parabola del seminatore ci mette davanti a una verità che preferiremmo non sentire: il problema non è il seme, perché la Parola di Dio è sempre viva, potente e feconda. Il problema è il terreno. E quel terreno siamo noi.

Molti cristiani pensano che basti leggere il Vangelo, ascoltare una predica o partecipare alla Messa per essere discepoli. Gesù dice il contrario. Il frutto nasce solo quando la Parola viene compresa, accolta, custodita e trasformata in vita. Se resta in superficie, il maligno la porta via. Se non mette radici, basta una prova per abbandonarla. Se il cuore è pieno di preoccupazioni, ambizioni e ricerca del benessere, la Parola viene soffocata.

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Il diavolo non teme una Bibbia chiusa sul comodino. Teme un Vangelo aperto nel cuore. Per questo gioca sulla nostra ignoranza biblica, sulla superficialità, sull’incostanza e sulla seduzione delle logiche del mondo. Un cristiano che non conosce davvero la Parola è facilmente manipolabile e finisce per seguire le idee del momento invece della voce di Cristo.

Gesù stesso dice che sono pochi quelli che portano frutto. Eppure Dio non smette di seminare. Continua a “sprecare” la sua Parola anche su terreni duri, sassosi e pieni di rovi. Perché? Perché non si rassegna a perderci. Ogni giorno spera che il nostro cuore diventi finalmente terra buona.

La domanda, allora, non è: “Quante volte ascolto il Vangelo?” La vera domanda è: “Quanto Vangelo ha cambiato la mia vita?” Perché la santità non nasce dall’ascoltare tante parole, ma dal lasciare che una sola Parola metta radici e porti frutto.

A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade 

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