Giovani di Parola – Commento al Vangelo del 28 maggio 2026

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La storia di Bartimeo non è semplicemente il racconto di un miracolo, ma la fotografia esatta di ogni vera vocazione. Quest’uomo, seduto al buio ai margini della strada, rappresenta ciascuno di noi prima dell’incontro che cambia la vita: paralizzato, senza una direzione e ridotto a mendicare le briciole del senso dell’esistenza.

Quando passa Gesù, Bartimeo intuisce che lui può cambiargli la vita e grida con tutto se stesso, superando il muro di gomma della folla che vorrebbe farlo tacere. La chiamata richiede proprio questo coraggio: superare i condizionamenti e i giudizi di chi ci circonda per far sentire il nostro desiderio di luce. Gesù non lo chiama direttamente, ma affida questo compito alla comunità: “Coraggio! Alzati, ti chiama!”. È la Chiesa che si fa mediatrice della voce di Dio.

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La risposta di Bartimeo è un capolavoro di radicalità: getta via il mantello, che era la sua unica sicurezza materiale, la coperta su cui raccoglieva le monete, balza in piedi e va verso l’ignoto. Davanti a Gesù non chiede ricchezze, ma l’essenziale per ogni scelta di vita: “Rabbunì, che io veda!”. Chiede di scoprire la propria direzione. Ricevuta la vista, Bartimeo non torna alla panchina di prima, ma si mette in cammino dietro a Lui. La tua vocazione si compie così: essere trasformato da mendicante seduto a discepolo che cammina, pronto a fidarsi e a lasciarsi custodire!

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