Ci sono momenti in cui ci sentiamo come quell’uomo del Vangelo: fermi da anni nello stesso punto, distesi a terra, con il desiderio di cambiare e allo stesso tempo con la sensazione di non potercela fare. Non sempre è il corpo a essere paralizzato. A volte è il cuore. A volte è la speranza. A volte è la paura di fare un passo e scoprire che non funziona.
Gesù vede quell’uomo. Non passa oltre. Sa da quanto tempo è lì, sa quanta stanchezza si è accumulata dentro di lui. E gli fa una domanda sorprendente: «Vuoi guarire?». Non gli dice subito “alzati”, non lo rimprovera, non lo scuote. Gli chiede cosa desidera davvero. Perché dopo tanto tempo si può anche imparare a convivere con le proprie paralisi, a giustificarle, a difenderle. Si può arrivare a non credere più che qualcosa sia possibile.
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Quella domanda arriva anche a noi, con delicatezza ma con verità. Vuoi davvero cambiare? Vuoi uscire da ciò che ti blocca, anche se questo significa rimetterti in gioco, rischiare, fidarti? Gesù non forza nessuno. Risveglia un desiderio che forse si era spento.
La guarigione comincia lì: quando smettiamo di raccontarci che “non è possibile” e permettiamo a Dio di entrare nella nostra immobilità. Anche se i passi sono piccoli. Anche se la strada è lenta. Con la grazia di Dio, ciò che sembrava fermo da anni può finalmente ricominciare a muoversi.
