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Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 22 novembre 2025

Tutti vivono per lui

Cosa significa credere alla resurrezione e dunque vivere di conseguenza?
Il brano di oggi ci dà alcune indicazioni semplici e chiare, e altre un po’ più difficili.
È interessante notare come sia i sadducei che Gesù citano Mosè (v. 28 e v. 3). 

Occorre però aver presente che le Scritture possono essere strumentalizzate per sostenere le proprie convinzioni invece di considerarle il riferimento basilare del nostro pensare, del nostro parlare e del nostro agire. I sadducei sembrano vittime dei loro ragionamenti e delle loro convinzioni. Citano la legge che voleva garantire la discendenza a qualcuno che moriva senza avere figli e vi rimangono intrappolati pensando che una donna debba necessariamente essere moglie di un uomo non solo in questa vita ma anche dopo la morte.

Gesù risponde in due momenti. Comincia con alcuni ragionamenti di non immediata comprensione spiegando che nel mondo futuro non tutto sarà uguale a quello presente. Sposarsi non sarà più necessario. Con questo non dice che il matrimonio non abbia senso, ma vuole gettare una luce sul fatto che, anche la situazione di chi non si sposa, può avere senso pur essendo in una situazione di mancanza. E questo sia per chi sceglie di non sposarsi per una maggiore intimità con il Signore, sia per chi rimane celibe indipendentemente dalla sua volontà o dalle sue possibilità.

Poi Gesù continua e mostra come Mosè e le sacre Scritture tradizionalmente attribuite a lui sostengono che i morti risorgono.
Vediamo come Gesù sappia interpretare correttamente le Scritture non tanto per sostenere le proprie convinzioni come fatto dai sadducei, ma per discernere in esse la volontà di Dio. Volontà di Dio che è sempre volontà di vita, di vita piena, di vita che, anche se attaccata da forze mortifere, riuscirà ad avere l’ultima parola. Infatti: “Dio non è dei morti ma dei viventi; perché tutti vivono per lui”. Bellissima questa affermazione. Affermazione dedotta dalla citazione di Esodo 3,6 in cui si afferma: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. 

Per noi cristiani l’affermazione: “perché tutti vivono per lui” trova varie risonanze in alcuni passi delle lettere paoline che troviamo citate a margine di parecchie edizioni della Bibbia.

Una si riferisce alla lettera ai cristiani di Roma: “Cristo morì per il peccato una volta per tutte, ora invece vive e vive per Dio” (Rm 6,10). Poi continua affermando che, se questo è valido per Cristo è valido anche per noi: “Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù”. Ciò che infatti minaccia la nostra vita in pienezza è la forza mortifera di ciò che Paolo chiama peccato e che noi possiamo più semplicemente chiamare male. Questa forza mortifera è stata vinta dal Signore Gesù che è stato risuscitato da Dio e ora vive per Lui, cioè grazie a Lui, e in forza di Lui. 

In chiusura del nostro testo alcuni scribi commentano dicendo a Gesù: “Hai parlato bene”. Gesù ha parlato bene perché pensa bene e agisce bene. E questo bene Gesù lo ha attinto alla volontà di bene con cui il Signore Dio ha ispirato le Scritture. Credere in questa volontà di bene che tutti precede e accompagna, è credere alla resurrezione.

fratel Dario a Cellole

Per gentile concessione del Monastero di Bose.

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