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p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di martedì 7 luglio 2026

OGNI CUORE È UNA ZOLLA DI TERRA ANCORA ATTA A DARE VITA AI SUOI SEMI DIVINI

Gesù, vedendo le folle,
ne sentì compassione
.

Termine di una carica
infinita, bellissima.
Gesù prova dolore
per il dolore del mondo.

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Infatti: «La messe
é abbondante
»,
ma non per
la quantità di persone,
ma perché germina
nel mondo
un grande raccolto
di stanchezze,
di spighe gonfie
di lacrime,
una messe di paure
come di pecore
che non hanno pastore.

Nei campi è ormai
tempo di mietiture:
il grano ha raggiunto
il colore del pane.

Così il patire dell’uomo
ha raggiunto l’altezza
del cuore di Cristo.

Ed ecco la risposta:
un sentimento di compassione,
il ministero della pietà.
Ed è questo suo stesso
apostolato che Gesù
affida ai discepoli.

Li fa operai di un lavoro
che descrive con sei verbi:
predicate, guarite,
risuscitate, sanate,
liberate e donate.

C’è il ministero
della predicazione apostolica,
al primo posto,
ma subito unito
al ministero
della pietà divina,

e in un rapporto
sbilanciato,
di uno a cinque.

Il lavoro nel campo
del Signore si esprime
in gesti concreti,
in cinque opere
che mostrano come
«il Regno dei cieli
si fa vicino
» a chi
ha il cuore ferito,
e in una sesta opera
che proclama
la vicinanza di Dio.

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Il discepolo è chiamato
a prendersi cura
della causa di Dio
insieme alla causa
dell’uomo,

ad aver cura di greggi
e di messi,
di dolori e di ali,
di un mondo
barbaro e magnifico.

«Pregate il signore
della messe
perché mandi operai
nella sua messe
».

Noi interpretiamo subito
queste parole
come un invito a pregare
per le vocazioni sacerdotali.

Ma l’invito di Gesù
dice molto di più:

è offrirmi a Dio
perché mandi me
come operaio
della compassione,
mandi me
come lavoratore
della pietà,
mandi me
con un cuore di carne
a mangiare pane
di pianto
con chi piange,
a bere il calice
di sofferenza
con chi soffre,
a lottare
contro il male.

Mandi me,
con mani
che sanno sorreggere
e accarezzare,
asciugare lacrime
e trasmettere forza,
e dire così Dio.

La messe è abbondante.
Lo sguardo positivo
del Signore
sorprende ancora
il nostro pessimismo:

«la messe è scarsa,
le chiese semivuote».

Lui vede altro:
molto grano
che cresce e matura,
vede che il seme è buono,
il terreno e la stagione
e l’uomo sono buoni;

la storia sale ” positiva “
verso un’estate
profumata di frutti.

Dio guarda e vede
che ogni cuore è
una zolla di terra
ancora atta
a dare vita
ai suoi semi divini
che in noi crescono,
dolcemente e tenacemente,
come il grano
che matura nel sole.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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