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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 15 Maggio 2025

Nel Vangelo di oggi, Gesù ci ricorda: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di colui che lo ha mandato» (Gv 13,16). È un richiamo forte e chiaro all’umiltà.

I primi discepoli non avevano grandi mezzi. Non avevano potere, né denaro, né titoli da esibire. Eppure, con la forza dello Spirito e l’umiltà che avevano imparato da Gesù, hanno portato il Vangelo in tutto il mondo. Hanno vissuto come Gesù: poveri tra i poveri, vicini agli ultimi, parlando con la vita prima ancora che con le parole.

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Forse anche noi, oggi, abbiamo bisogno di tornare lì. A quella semplicità che non pretende nulla, ma dona tutto. A quella povertà che non è miseria, ma libertà. Forse anche noi, se rinunciamo al bisogno di apparire, e impariamo a servire come Gesù, potremo ancora essere testimoni credibili di una buona notizia che il mondo attende. Proviamo a iniziare da qualcosa di semplice.

Ad esempio, invece di cercare di “fare bella figura” o “avere sempre ragione”, potremmo oggi metterci al servizio di qualcuno senza che nessuno lo sappia. Preparare un caffè a un collega, ascoltare chi è solo, sistemare qualcosa senza aspettare un grazie. Servire, nel silenzio, con amore. Lo so che sono solo piccoli passi, ma se non riusciamo a fare i piccoli passi come possiamo sperare di farne di grandi?

Gesù ci chiede piccoli atti d’amore vissuti con umiltà. È così che, anche oggi, il mondo può essere evangelizzato: sia con le parole, ma anche e soprattutto con la vita.

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