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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 23 Luglio 2024

Mi trovo qui in Franciacorta, una terra in gran parte dedicata alla coltivazione della vite, e questo passo del Vangelo è per me molto facile da capire, fin da bambino mi ricordo che andavamo nel vigneto di mio nonno a vendemmiare, ed era un momento più di festa che di lavoro.

Ma sicuramente tutti voi sapete bene quello di cui parlo perché per noi italiani la coltivazione della vite è qualcosa di famigliare. Sappiamo tutti che il grappolo d’uva è il frutto della vite, ma non solo. Come diciamo nella Messa, quando benediciamo il calice con il vino diciamo: questo è il frutto della vite e del nostro lavoro.

Se abbandonate un vigneto a sé stesso non solo non riuscirete a raccogliere frutta, ma probabilmente moriranno anche le piante. Per portare frutto serve una sinergia tra la natura e il lavoro dell’uomo. E in modo simile, questo vale anche per noi, se vogliamo avere una vita fruttuosa, dobbiamo trovare una sinergia tra l’azione di Dio e il nostro lavoro.

Un uomo abbandonato a sé stesso è come una vite selvatica, che si attorciglia su sé stessa, i cui rami strisciano per terra in mezzo gli altri arbusti e l’erba alta, e i cui frutti si guastano prima di poter diventare dolci.

Ma quando permettiamo a Dio di essere il nostro vignaiolo, allora troviamo in lui un sostegno che ci permette di sollevarci da terra, e lui ci pota, infatti ci lascia alcuni insegnamenti, alcune regole che impediscono la crescita selvaggia dei tralci, e così riusciamo a produrre dei bei grappoli di uva, sana e dolce.

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