d. Giampaolo Centofanti – Commento al Vangelo del 8 Marzo 2020 – Mt 17, 1-9

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Amore, serenità, discernimento pieno di buonsenso. Graduale liberazione da sensi di colpa, forzature. cervellotismi, complicazioni, inutili sbrachi… Gradualmente Dio ci può portare in un cammino semplice dove tutta la nostra umanità rinasce, si aprono strade, incontri… Amato, compreso e aiutato a comprendermi, ricevendo tanti beni, quelli che scoprirò veramente mi portano vita, la moltiplicano… L’amore di Dio è meraviglioso.

È con amore, nell’amore, che Dio al tempo giusto della mia vita mi può portare in una nuova attenzione a camminare nella luce serena o anche nella fede. Qui parlerò della fede ma molte cose si potranno riportare al cammino nella luce anche di un ateo. Perché nessuno può esistere fuori dello Spirito di Gesù, dell’Amore, della luce, anche se questa può nella vita di una persona non manifestare per il momento la fede. Ma può infondere tanti doni che magari un cristiano non ha ancora. Solo l’amore che mi comprende e mi aiuta a comprendermi con serenità, fiducia, può gradualmente aprire il mio cuore alla vita, guarire le ferite, fortificare le debolezze, farmi andare oltre timori, blocchi, agitazioni… Non saranno mai la violenza, i ricatti moralistici, a darmi vita. I rari atti molto forti di Gesù nel vangelo non possiamo valutarli dall’esterno. Alle persone saranno arrivati come sveglie amorevoli per la vita. Gesù leggeva nei cuori, noi solo in parte e dobbiamo stare attenti a letture dell’altro ingannevoli e schematiche, a forzature del suo cammino. Ci furono nei primi secoli dopo Cristo persone che vissero anni ciascuno sopra una colonna. Chi avesse detto ad uno di costoro scendi e torna alla vita normale non avrebbe compreso nulla di quella vocazione.

Le vocazioni sono tante, diverse, piene di sfumature concrete e si scoprono sempre più camminando nella luce, seguendo Gesù. Dunque attenzione a non avere idee prefabbricate sulla vita nostra e tanto più su quella degli altri. I meccanicismi non sono amore, tolgono vita anche dove ritengono di darla. Come per Abramo le vocazioni sono una chiamata a una pienezza di vita. Una benedizione per il chiamato ed in lui per gli altri. La grazia, il respiro, di lasciarci portare in noi stessi e fuori da noi stessi incontro a Dio e agli altri. Dio evidenzia i particolari: esci, certo in un cammino sereno e graduale, dalla tua terra, ossia dalle tue vecchie visuali, abitudini, dal tuo carattere… Dalla tua parentela, ossia dal vecchio modo di vivere i legami affettivi. Dalla casa di tuo padre, ossia dai tuoi attaccamenti anche materiali. Ma non per dovere, perfezionismo, andremmo avanti poco. Solo il graduale cercare, trovare, veramente vita ci può consentire di perseverare nella crescita.

Il cammino è verso la terra che Dio indicherà. Ossia giorno per giorno, passo dopo passo, crescendo nei criteri della fede. È cercando di andare sulla via che mi mostra il Signore che troverò il mio percorso sempre più. E imparerò a riconoscerne i graduali benefici, i doni di ogni tipo, le liberazioni. Dio benedirà coloro che mi benediranno, ossia coloro che in mille modi mi aiutano a trovare il vero me stesso, la mia vera strada, in uno scambio reciproco. È su questa strada che potrò trovare queste benedizioni, avvedermene, desiderarne il dono. Ricambiarlo. E anche scoprire che Dio comprende, perdona e salva. Gesù significa Dio salva, Dio è salute.

Dunque nella mia vita gradualmente nulla è più casuale, o solo vissuto per una mia privata felicità. Sarebbero inganni, realtà a rischio svuotamento. Il graduale camminare nella luce, nella fede, è una risposta ad una vocazione. La mia realizzazione autentica è anche un dono per il mondo. Se Dio ti chiama ad amare una ragazza, con discernimento sereno e non schematico, non è solo un piacere per voi due ma vita sempre nuova per voi e per il mondo. Anche nella coppia il maturare dell’amore orienta ad aiutarsi con delicatezza, rispetto, discrezione, a crescere. L’affascinante comune ricerca della vita. Ecco un amore gradualmente sempre più vivo. Ma ciò può avvenire venendo liberati dagli schemi, dai moralismi, da un’immagine meccanica dell’amore che toglie vita asserendo di darla. Dio aiuta ad aprire il cuore con rispetto, delicatezza. Solo quello è amore, solo quello dà vita, solo quello scioglie gradualmente i nodi.

Una graduale serena attenzione a cercare le vie della maturazione. Prima di tutto appoggiandomi sempre più e più costantemente alle fonti della grazia (Parola, sacramenti, comunità di crescita, padre spirituale, preghiera, ricerca della volontà di Dio…). Poi gradualmente anche vigilando sul mio sereno, continuo, uscire in Dio. Uscire che ordinariamente inizia da piccole aperture verso Dio e gli altri. In un cammino sereno la grazia mi orienta a fidarmi sempre più di Dio che sa molto più di me come farmi felice, come darmi ogni bene*. Ad amare in Dio gli altri con sempre più profonda attenzione a comprenderli, a tutta la loro vita, ai loro bisogni. Ad uscire da me stesso. L’amore sempre più profondo al fratello è una via di continua rinascita integrale, anche psicologica. Perché mi mette in discussione. Si può amare tormentandosi o non mettendosi mai in discussione. Dio mi pone sulla serena via di chiedere il suo aiuto, di farmi solo un secondo una semplice domandina se potevo vedere le cose, anche le critiche, diversamente. Poi mi affido a Lui, se vuole mi farà capire. La persona che sta crescendo ogni tanto si lascia cambiare. È una, pure umana, debolezza avere sempre e comunque in tutto ragione. La fede sempre più profonda nell’operare di Dio mi orienta a invocare, a cercare, sempre nuove uscite. Il padre spirituale mi potrà molto aiutare specie se a tempo debito sono io a chiedergli di aiutarmi ad uscire da me. Dopo aver sperimentato che di lui mi posso fidare.

Dietro ogni uscita sana perché davvero voluta da Dio e non da letture schematiche mie o di qualcun altro ci sono come ci dice la prima lettura tanti doni per me e per gli altri. La mia vocazione per il mondo. Trovare liberamente, serenamente, me stesso è un dono anche per gli altri. In un brano parallelo sulla Trasfigurazione il vangelo narra che Mosè ed Elia parlavano con Gesù del suo esodo, della sua uscita, che si sarebbe compiuta in Gerusalemme.

Quale sana, alla mia serena portata, uscita mi può proporre Dio in questo momento della mia vita? Come posso collaborare alla scoperta della mia particolarissima vocazione? L’esodo di Gesù e in modo ogni volta diverso quello di ciascuno di noi è un lasciare, per grazia, l’uomo vecchio per scoprire il nuovo. È una graduale donazione, una vocazione. Ho timori? Come superarli per comprendere che Dio mi accompagna con gradualità, amore, mai con violenza, con percorsi meccanici che mi incastrano invece di farmi maturare nella libera pace, gioia, dell’amore? Dio mai mi chiederà cose disumane anche se a tempo debito può darmi luce e fiducia per cercare, vedere e vivere uscite nuove, in territori nuovi, che non conosco, cui non sono abituato. Sono cresciuto, cambiato, in qualcosa nell’ultimo anno? La cresima, Gesù si può ritenere l’abbia ricevuta nella Trasfigurazione, è la grazia dell’uscita per me e anche per il mondo. Il mio esodo, la mia vocazione. Il mio essere inviato agli altri ed in particolare ad alcuni. Che potranno ascoltarmi, con i quali potrò dialogare, in virtù della particolare grazia di questo sacramento. E di ogni grazia di Dio.

A cura di don Giampaolo Centofanti su il suo blog


Un altro commento:

Prima di inserire questi commenti ho segnalato che essi costituiscono una germinale vissuta riflessione che poi si trasforma spesso in una storia (anche questa con un possibile canovaccio ad hoc per la gente che troverò) che racconto in quella particolare messa. Cercando la sintonia con le persone che vi partecipano. Gesù insegna a non preparare prima il proprio intervento nel senso di prima di Lui, senza di Lui. Dunque con Lui il sacerdote si prepara ma resta sempre aperto allo Spirito nelle situazioni vive, senza andare col pilota automatico ripetendo una lezioncina. Dietro a Cristo, in Cristo, che è anche il suo corpo, quei fedeli.
Oggi riesco a trascrivere una storia che appunto in un blog può non avere tutte le caratteristiche di cui sopra ma che forse può comunque lasciar trasparire qualcosa.
Le storie non sono tutte uguali, sono piene di sfumature diverse per cui raccontarne solo una rischia di poter evidenziare troppo alcuni aspetti trascurandone tanti altri. Cristo ha condiviso la vita, ha dialogato, e ha raccontato tante parabole. Una narrazione giova sì ma di più in un tale contesto. La Parola è Gesù stesso che aiuta con delicatezza ciascuno ad aprire gradualmente il cuore non secondo schemi prefabbricati ma per le vie del suo personalissimo cammino verso l’amore, la fede. È nell’amore che possiamo scoprire l’amore. Non nelle regole meccaniche. L’amore autentico di Dio libera, fa rinascere tutto l’uomo, anche psicologicamente. Solo l’amore scioglie in modo tendenzialmente pieno i nodi, apre strade. Non i moralismi, non le tecniche psicologiche e nemmeno giustapposizioni tra questi due aspetti. Anche uno psicologo cristiano potrebbe rischiare di più o meno giustapporre tali astrazioni.

Un ragazzo e una ragazza di circa 25 anni si conoscono frequentando lo stesso gruppo di amici in vacanza, al mare. In una di quelle tante località meravigliose dell’Italia che ti fanno sentire in un paradiso terrestre. Sole che splende, cielo e mare azzurri, la rigogliosa macchia mediterranea…
Nasce un amore che fa toccare loro il cielo con un dito. Vorrebbero fare tre tende, una per loro due, le altre per gli amici e stare lì per sempre.
Ma non ha senso, devono e a lungo andare vorrebbero essi stessi tornare al loro lavoro, alle altre cose della loro vita. Tornano in città e la vita di tutti i giorni fa emergere delle difficoltà. Lui quando ha problemi per esempio sul lavoro si chiude, non parla, si fa sentire e vedere di meno. Lei è una donna tutta proiettata sul successo in carriera…
Ferite, paure, ansie, che alimentano solitudini, incomprensioni, tristezze…
Il ricordo di quell’estate sembra svanire nella realtà del quotidiano, un bel sogno che può solo restare tale. Una mera evasione dalla vita concreta. Ma da un altro lato quel ricordo si fa più forte, più intenso. C’è una bellezza, una vita piena?
I due si trovano a parlare di questo con un sacerdote loro amico: macché Dio illude, prende in giro? Carta c’è, carta non c’è? Il prete dice loro che lo Spirito è misterioso, quando si manifesta ti tocca il cuore in modo sorprendente e poi non va via, ti lascia un segno, un seme, che maturerà. Loro hanno sperimentato un amore così sincero, bello, che era anche un dono del cielo. Anche se solo accogliendolo si potrà in un cammino sereno vedere come si svilupperà. Loro decidono con entusiasmo, speranza, di tentare quella strada. Quel sacerdote li aiuta a coltivare la loro ricerca con semplicità, secondo strade che possono sentire loro vicine, possibili. E il cuore aperto dalla grazia e alla grazia gradualmente respira un’aria nuova. Luci piccole e grandi che si accendono, timori che si quietano, ferite che trovano nuove risposte. Entra una brezza leggera nella loro vita. Anche se talvolta non la sentono più, sembra tornare il peso grigio di certi giorni. I due si avvedono di amarsi ancora, di amarsi tanto. Erano dentro ciascuno i problemi e le risposte. Non era finito l’amore. Vivono un periodo intenso, pieno di scoperte.
Sono trascorsi due anni e un giorno la ragazza va dal prete molto turbata. Si tratta del capitolo issa, isso e o’ malamente. Scherzo. Un altro ragazzo si è innamorato di lei e le fa una corte serrata. Lei si sente attirata, come mai lo pensa spesso? Allora non ama più il suo fidanzato? Il sacerdote le chiede come vada ultimamente la loro vita di coppia, se lei preferisce mettersi col nuovo pretendente. Lei dice di no, che non ci pensa proprio perché è contenta con il fidanzato. Un’attrazione non è amore le risponde allora l’amico. L’amore che state vivendo è davvero bello, vivo. Vedi la tua stessa vita ti porta a scoprire questa differenza. Lì c’è profondamente lo Spirito che vi unisce. I ragionamenti si possono inceppare ma il cuore con semplicità va oltre. La giovane intuisce che non deve paragonare il nuovo spasimante a Dio travestito da principe azzurro. A starci insieme emergerebbero i limiti e fuori dello Spirito si andrebbe con più difficoltà sulla via del loro scioglimento. La ragazza comprende che la felicità piena e duratura la può donare gradualmente solo Dio mentre fa bene a godersi quel bel rapporto col suo fidanzato accettandone qualche limite e non abboccando a luci ingannevoli lungo la via. Le potrà capitare di avvedersi che per la sua personalissima strada sta camminando nella stessa direzione sperimentata da Pietro, Giacomo e Giovanni.