Il capitolo 20 dell’Evangelo di Giovanni, da cui è tratto il brano che la liturgia ci offre questa domenica per celebrare la Pentecoste, cerca di illuminare il mistero della Resurrezione attraverso il racconto delle prime apparizioni del Cristo Risorto. Il copione narrativo è tipico dello stile giovanneo, ben definito nella sua articolazione. Le quattro scene rappresentate, il cui nucleo rivelativo consiste proprio nella constatazione della presenza reale di Gesù risorto in mezzo ai suoi, narrano dei fatti accaduti tutti nello stesso giorno, il giorno dopo il sabato. Dalla mattina alla sera di quello stesso giorno, in più modi Gesù conferma la realizzazione di quanto già aveva preannunciato attraverso il suo apparire nelle vesti del Risorto; l’evangelista Giovanni ci tiene a rispettare una certa unità di tempo che è estremamente significativa ai fini di una comprensione ecclesiale del mistero della Resurrezione e delle apparizioni del Risorto.

Il nostro brano, che costituisce la terza scena di tutto il capitolo, racconta dell’apparizione di Gesù risorto ai suoi la sera del primo giorno dopo il sabato in quella casa in cui la comunità dei discepoli si trova riunita nel giorno di domenica: in quella casa che rappresenta simbolicamente il prototipo della grande Chiesa di Dio in cui il Figlio è sempre presente in mezzo ai suoi discepoli.

Potremmo idealmente scomporre il brano in due parti: la prima, comprensiva del versetto 19 e della prima parte del versetto 20 e la seconda, comprensiva dei versetti dal 21b al 23.

Dopo aver indicato le coordinate spazio temporali in cui si svolge la scena, la sera del primo giorno e la casa in cui si trovavano i discepoli, la prima parte racconta l’epifania del Cristo Risorto che, oltrepassando in qualche modo l’interdizione delle porte chiuse della casa, “per la paura dei giudei”, si presenta, viene, e sta in mezzo ai suoi discepoli per donare loro, attraverso una parola, “pace a voi”, e un gesto, “mostrò loro le mani e il costato”, la possibilità di una consapevolezza nuova, quella, appunto della Sua resurrezione e della Sua presenza nel mondo.

La seconda parte, che si innesta perfettamente sulla prima, da cui necessariamente scaturisce, descrive la nascita della chiesa di Cristo attraverso l’annuncio della realtà missionaria della stessa con lo scopo preciso di portare in tutto il mondo la misericordia di Dio attraverso la remissione dei peccati; obiettivo che, però, potrà essere perseguito e raggiunto soltanto dopo che il Risorto avrà insufflato, secondo un nuovo gesto creazionale, lo Spirito Santo perché, una volta ricevuto dai discepoli, possa aleggiare e operare senza tempo all’interno della nuova realtà ecclesiale.

A legare le due parti, due versetti: “E i discepoli gioirono al vedere il Signore “ (20b) e “Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi!” (21a), certamente a volere indicare la giusta dimensione interiore, la gioia e la pace del cuore, in cui deve trovarsi il discepolo per accogliere il Signore, da un lato, e per portare la buona novella evangelica nel mondo, dall’altro.

Evidentemente, il cuore del nostro brano è costituito da questo atto creativo con cui Gesù Risorto dona lo Spirito Santo alla sua Chiesa. Non è un caso, quindi, che l’evangelista Giovanni abbia deciso di inserire simbolicamente questo evento nello stesso giorno della Resurrezione, in cui il Risorto si manifesta ai suoi. Così facendo, infatti, si rende perfettamente il senso profondo di quel “Tutto è compiuto” esclamato da Gesù in croce, nell’attimo prima della sua morte (Gv 19.30). Dopo la croce e dopo aver abbandonato il sepolcro, Gesù deve adempiere all’ultimo servizio, a compimento della sua missione e a conferma di quanto aveva già promesso: il dono dello Spirito Santo, del Paraclito promesso, che da ora in poi sarà quel lievito necessario, quella energia vitale che darà sempre forza alla Chiesa, rinnovandone sempre meglio il volto e fortificandola nella sua missione di evangelizzazione delle genti attraverso la remissione dei peccati.

Ma tutto ciò sarà possibile soltanto sulla base di una pace e una gioia inediti e riconosciuti nel cuore stesso dei discepoli quale esito del riconoscimento del Signore che viene nelle loro vite presentandosi come il vero Risorto che ha sconfitto la morte e che dona la vita in abbondanza. Gesù potrà donare lo Spirito Santo dopo che il buio dei cuori sarà illuminato dalla luce della sua presenza viva in mezzo ai suoi discepoli, quando la paura dell’uomo avrà ceduto il posto alla pace del Signore, quando il dolore sarà sconfitto dalla gioia e quando, nell’ entusiasmante vitalità della relazione ritrovata col proprio Signore, ora Risorto, ogni cuore sarà aperto ad una nuova speranza.

Non esiste alcun impedimento all’irruzione del Risorto nella nostra vita: Egli, offrendosi liberamente all’uomo, si dona innanzitutto mostrandosi nella forma della pace, determinando così il passaggio dall’angoscia della paura alla consolazione della pace di Cristo, realtà feconda che mette in movimento, che conferisce pienezza, armonia e unità aprendo l’umanità alla speranza. È per questo motivo, quasi a voler autenticare questa offerta, che Gesù mostra le sue piaghe, quelle piaghe di sofferenza e di gloria che possono confermare i discepoli nella loro fede in quell’uomo, il Figlio di Dio morto e risorto, secondo un cammino di consapevolezza che, contemplando il rinascere alla vita dopo l’esperienza della morte, non può fare altro che suscitare l’esplosione della vera gioia nel cuore dei discepoli.

Ed ecco che, a questo punto tutto è pronto, i cuori sono scaldati, la memoria è rinfrancata; una certa armonia ed unità di sentimenti costituisce il terreno sul quale il Risorto può ora agire per rendere l’ultimo servizio al Padre: Egli, riferendosi alla sua missione, originata direttamente dal Padre, manda i suoi discepoli in missione nel mondo; e per far questo effonde su di loro lo Spirito Santo conferendo ad essi il potere, il Suo stesso potere, quello di rinnovare il mondo attraverso la remissione dei peccati.

Ciò che avviene in questi versetti evangelici è, dunque, di estrema importanza per la vita della comunità ecclesiale. Gesù, dopo l’offerta di sé fino al martirio, continua a donarsi alla sua Chiesa infondendo in essa la Sua pace e la Sua gioia e comunicandole la vita nuova attraverso il dono dello Spirito Santo. Viene dunque affermata l’esistenza di una continuità tra l’opera di Gesù e l’opera della Chiesa: in tal modo, il Cristo Risorto non cesserà mai di incontrare l’uomo per rinnovarlo con la forza dello Spirito Santo, attraverso la memoria del cuore e il perdono dei peccati.

Ed è estremamente interessante notare come Gesù sia netto nell’affermazione dello stretto legame esistente tra dono, insufflazione dello Spirito e remissione dei peccati. E’ questo, in fondo, il primo atto della nuova creazione sotto il sigillo dello Spirito Santo; è questo il primo frutto della Resurrezione e della Pentecoste; è questa la prima responsabilità affidata all’umanità rinnovata e ricreata nello Spirito Santo dalla luminosa verità della Resurrezione: il perdono, la misericordia, l’abbandono e il lasciare andar via il peccato del mondo, già assunto dall’Agnello che, in perenne ascolto della voce del Padre, accorda all’uomo tutta la sua fiducia attraverso il dono dello Spirito Santo che con forza opererà nel cuore dei credenti per garantire la continuità della storia di salvezza.

Ma dobbiamo fare bene attenzione ad interpretare correttamente il senso del compito che viene affidato alla Chiesa; cosa significa infatti “a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (v 23)? Sembra quasi, ad un primo ascolto, che sia data all’uomo anche la possibilità di non perdonare; ma è possibile considerare seriamente che tra le prerogative dei discepoli ci possa essere anche quella del non perdono? La risposta è una sola: no, non è data all’uomo, né tantomeno al discepolo così come alla Chiesa, alcuna possibilità in tal senso. Infatti, la Parola del Risorto è chiara: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (21b) e dunque, poiché il Padre “ che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato” (Es 34, 7) ci ha indicato nel Figlio la via e la verità del suo progetto di salvezza, allora, in linea con tutto questo, a noi non è data altra possibilità che “perdonare fino a settanta volte sette” (cfr. Mt 18, 22) e di farlo con rispetto, libertà e delicatezza nei confronti di ogni uomo. E’ la verità della misericordia di Dio che lo Spirito ha il compito di ricordare al discepolo; è la memoria della Parola di vita e dell’opera di salvezza del Figlio che lo Spirito deve suscitare nel cuore dell’uomo; è il perdono reciproco, portato sul terreno della pazienza e della compassione, l’unica realtà che deve animare ora e sempre la missione del discepolo e della Chiesa. Ma sempre nella consapevolezza permanente che, nella libertà dei figli di Dio, non tutti gli uomini saranno trovati disponibili ad ascoltare e accogliere la testimonianza di misericordia e di remissione dei peccati; che non tutti saranno certamente pronti a chiedere e a ricevere il perdono di Dio nello Spirito Santo; che non tutti vorranno ascoltare. Ma che tutti, in ogni tempo e in ogni luogo, possono sempre nutrire la speranza del perdono di Dio.

E così, Gesù potrà continuare a vivere e ad operare nel mondo, attraverso lo spazio e il tempo, offrendo la sua grazia attraverso la vita della Sua Chiesa; in tal senso la Chiesa, intesa come comunità di uomini, servi di Dio santificati e consacrati nella verità dallo stesso Padre per mezzo del Figlio che dona loro la forza dello Spirito, riceve la capacità di rinnovare i cuori degli uomini per suscitarli all’incontro col Risorto e poterli così aprire alla misericordia e alla speranza del Padre.

In sostanza, il mistero della Resurrezione, pura grazia di Dio, provoca e stimola la comunità dei credenti allo scopo di liberare quella forza d’amore che circola all’interno della relazione intima tra Dio e la sua Chiesa; il Risorto svela, con la potenza dello Spirito Santo, ciò che è nascosto dentro il cuore dell’uomo, le sue paure e i suoi desideri, invitandolo alla fede e suscitando in esso la memoria della sua condizione filiale, di figlio amato dal Padre.

Pertanto, la vita della Chiesa di Dio nasce e si sviluppa secondo un modello estremamente dinamico che, partendo dalla pura grazia di Dio che si offre nel Cristo Risorto attraverso la forza dello Spirito infusa nel cuore dell’uomo, procede attraverso il riconoscimento e la memoria per farsi quindi azione missionaria nella testimonianza viva dell’amore di Dio.

E’ per questo, dunque, che Gesù è risorto e appare all’uomo donandogli lo Spirito di Dio: per comunicare e trasmettere la vita attraverso la fede nel nome del Figlio di Dio con la forza dello Spirito Santo.

Con questa fede, la Chiesa, sotto la guida dello Spirito, non deve far altro che annunziare la buona novella evangelica del perdono misericordioso del Padre e permettere, così, a Gesù Cristo di risorgere ancora nel cuore degli uomini.

Commento a cura di Giovanni

Fonte: Comunità Kairos (Palermo)


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