Commento al Vangelo del 5 novembre 2017 – d. Giacomo Falco Brini

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Carissimo lettore, 

oggi, per il consueto commento al vangelo domenicale, come puoi constatare, ho cambiato genere letterario. Ho sentito il bisogno di scriverlo in forma epistolare, dopo aver meditato attentamente le letture di questa domenica. Il perché è presto detto. Se, come credo, il vangelo va sempre attualizzato perché è una parola che ci parla oggi, che parla della realtà presente, allora, dopo un po’ di salutare silenzio, ti confesso che ho sentito nel cuore nascere una domanda, mentre mi riecheggiavano dentro queste parole del Signore: sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei (Mt 23,2). E’ una domanda rivolta a Lui che mi chiama in causa personalmente: “e sulla tua cattedra Signore Gesù? Chi si è seduto?” Naturalmente, la tentazione (smascherata abbastanza presto) è stata di guardare fuori di me, tra fratelli nel sacerdozio che hanno incarichi importanti, oppure tra quelli che occupano gerarchicamente una posizione più “rilevante”. E forse ci avrei anche preso. Ecco perché oggi trovi il commento al vangelo scritto in questa forma. Devo dirti francamente che il monito delle letture odierne mi ha toccato, perché esso è indubbiamente diretto a tutti i sacerdoti con coloro che sono incaricati di un ruolo di guida in mezzo al suo popolo.

Quanto è facile sedersi sulla cattedra al posto di Gesù, il posto che solo Lui può occupare! Come è facile insegnare agli altri con la parola e smentire la parola con la condotta! (Mt 23,3) Quanto è facile sedersi su quella cattedra, scambiando il posto dal quale Gesù insegna con un posto d’onore, di vantaggi e di potere! Come è faticosa invece la coerenza del vangelo! Anche chi scrive su questo blog non è indenne dal lievito dei farisei e dei sadducei (Mt 16,6). Perciò, in primo luogo, mi viene da chiederti perdono. Perdona questo povero sacerdote peccatore che ti parla, perché annaspa nel cercare di vivere la coerenza del vangelo e si trova molto lontano dal servire il Signore nei fratelli in spirito di umiltà e mitezza! Perché se annaspa, se fatica così tanto, vuol dire che ancora troppe volte si siede sulla cattedra di Gesù usurpando il suo posto! Insieme al Signore perdonalo, e perdona con lui tutti quei confratelli quando smentiscono con i fatti gli insegnamenti che ricevi. Ho/abbiamo bisogno del tuo perdono. Aiutami anche con la tua preghiera, perché il ministero che il Signore ci ha condiviso non può restare in piedi senza la tua preghiera. Sono sicuro che la mia povera preghiera, aiutata dalla tua, può permettere al Signore Gesù di compiere un altro grande miracolo: convertire la durezza del mio cuore per formarlo nuovo sullo stampo del suo meraviglioso Cuore.

Devi sapere che la mia vita sacerdotale è un paradosso crescente. Stupenda e tremenda, piena di belle e inattese sorprese nonché di inedite insidie, ti fa sentire a volte così vicino al Signore e a volte così lontano da Lui (come oggi); vittoriosa quando sperimenta il fallimento, così irresistibilmente attratta dal fascino di Gesù e così terribilmente umana quando spuntano le proprie miserie. Dopo quasi venti anni non so dirti se sto seguendo veramente il Signore, e nello stesso tempo posso solo dire che mi ritrovo a spingere me e gli altri a seguirlo con più grande passione e a scommettere la nostra stessa vita sulle sue promesse. Alla luce delle sue parole, non posso che chiederti un ultimo favore: semmai ti capitasse di scoprirmi, quando mi incontri o quando mi leggi, a legare pesanti e difficili fardelli sulle spalle della gente, oppure di cercare compiaciuto posti d’onore nei banchetti, primi seggi nelle sinagoghe (chiese) o saluti nelle piazze, o ancora di essere chiamato “rabbi” (don, padre, reverendo) dalla gente, allora ti prego di rimproverarmi apertamente, senza paura (Mt 23,4-6). Perché al tempo di Gesù come oggi, prima o poi, viene a galla dove stai vivendo e cosa stai amando: se sotto lo sguardo di Dio o sotto lo sguardo degli altri, se amando Dio o amando l’ammirazione degli altri. E io voglio vivere solo sotto lo sguardo del Signore Gesù, con la sola premura di dar gloria al suo Nome (Mal 2,1-2), anche se mi costasse più fatica di quella che mi tocca oggi. Grazie.

Fonte: il blog di d. Giacomo Falco Brini, Predicatelo sui tetti

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XXXI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Mt 23, 1-12
Dal Vangelo secondo  Matteo

1Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli 2dicendo: «Sulla cattedra di Mosé si sono seduti gli scribi e i farisei. 3Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. 4Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. 5Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; 6si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, 7dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. 8Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. 9E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. 10E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. 11Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; 12chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 05 – 11 Novembre 2017
  • Tempo Ordinario XXXI
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo A
  • Salterio: sett. 3

Fonte: LaSacraBibbia.net

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