Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 25 Luglio 2020

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Ancora un santo ci accompagna nel nostro percorso in questa estate: Giacomo il maggiore, fratello di Giovanni, che, insieme a Pietro, faceva parte del ristrettissimo gruppo degli intimi del Signore Gesù.

Insieme a suo fratello e a Pietro, Giacomo di Betsaida è stato fra coloro che hanno avuto la gioia e la fortuna di essere presente nei momenti più intensi e determinanti della vita pubblica di Gesù, come alla Trasfigurazione, alla guarigione della figlia di Giairo o alla preghiera del Getsemani.

Eppure ciò che ci resta è quel titolo, boanerghes, “figli del tuono”, attribuito a lui e a suo fratello, indice, probabilmente, di un carattere non troppo conciliante. E quell’episodio che ne rivela l’ambizione e la fragilità quando chiede, lui o sua madre, secondo le versioni, di sedere alla destra di Cristo nel Regno.

Alla destra di Gesù, invece, non ci sarà nessuno dei discepoli, ma un malfattore crocefisso insieme a lui… Giacomo ha dovuto sudare per crescere, per convertire il proprio cuore, per diventare discepolo secondo le intenzioni del Signore Gesù. Ma lo ha fatto: lo ricordiamo come il primo fra gli apostoli ad essere stato ucciso da Erode, subito dopo la resurrezione. Se anche non era presente al fianco del Signore sulla croce, lo è stato nella testimonianza che gli ha reso nella morte.

Secondo la tradizione, il suo corpo fu traslato in Spagna, a Santiago di Compostela, meta di pellegrinaggio ancora oggi.

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