Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 5 Aprile 2020

296

Il commento alle letture del 5 Aprile 2020 a cura di  Mons. Costantino Di Bruno, Sacerdote Diocesano dell’Arcidiocesi di Catanzaro–Squillace (CZ).

Davvero costui era Figlio di Dio!

DOMENICA DELLE PALME 5 APRILE (Mt 26,14-27,66)

Gesù ha fatto brillare più luce mentre era sulla croce che in tutta la sua vita pubblica, trascorsa ad insegnare e a compiere miracoli. Da Crocifisso dona pieno compimento non solo alle parole, profezie, giuramenti, promesse dell’Antico testamento, ma anche ad ogni sua Parola: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,13-17). Questa stessa luce chiede Paolo ai discepoli di Gesù: “Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno, perché non venga criticato il nostro ministero; ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio con molta fermezza: nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni; con purezza, con sapienza, con magnanimità, con benevolenza, con spirito di santità, con amore sincero, con parola di verità, con potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama; come impostori, eppure siamo veritieri; come sconosciuti, eppure notissimi; come moribondi, e invece viviamo; come puniti, ma non uccisi; come afflitti, ma sempre lieti; come poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!” (2Cor 6,3-10). Il centurione è figura del mondo pagano. Come Cristo Gesù lo ha attratto a sé mediante la sua luce di umiltà, pazienza, perdono, silenzio, amore, preghiera, così i suoi discepoli attrarranno a Cristo ogni altro pagano attraverso la loro vita tutta intessuta di virtù evangeliche. La via di Cristo Gesù dovrà essere la via di ogni suo discepolo. La salvezza passa per la via di quella croce quotidiana che i cristiani vivranno per amore e con amore.

Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo. A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

Oggi il cristiano è sceso dalla croce, tutto fa per scendere da essa. Si è svestito delle virtù evangeliche: mitezza, umiltà, sopportazione, pazienza, povertà in spirito, purezza di cuore, fame e sete di giustizia, fortezza nelle vicende dolorose. Si è fatto mondo oltre lo stesso mondo. Così facendo, neanche potrà più scrivere libri di teologia. Senza le virtù evangeliche, gli mancherà lo Spirito di Sapienza e d’Intelligenza e il suo pensiero non potrà essere se non mondano oltre lo stesso pensiero del mondo. La luce attrae. Le tenebre respingono. Gesù, Luce eterna nella luce umana della sofferenza, ha attratto il mondo pagano nella persona del centurione. Via sublime della fede.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fateci via di attrazione attraverso la nostra vita evangelica.

Fonte@MonsDiBruno