Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 11 Maggio 2020

217

C’è questa voce che mi parla. Ed è una voce in grado di leggere con la Parola la mia vita. Sa descrivere quello che vivo attraverso quelle parole.

È così che anche non avendo conosciuto l’uomo Gesù, Dio si manifesta a me. E qui si gioca la mia libertà. Posso decidere di lasciar stare queste cose, di dedicarmi a ciò che fanno tutti, passare il tempo un po’ qua e un po’ là. Scegliere la carriera più conveniente, o quella che penso di potermi permettere, per portare a casa il pane e vivere nei ritagli di tempo che avanzano. Frequentare le persone fintanto che mi accomodano, decidere per il mio tornaconto quando serve e far finta che le mie paure non abbiano alcuna influenza reale sulla mia vita.

Oppure posso vedere dove questa voce mi vuole portare. Prestargli l’orecchio per capire cosa vuole dirmi. Guardare cosa vuole mettere in luce di me e imparare a riconoscerla così come riconosco la voce di mia madre.

Allora questa nostalgia di casa, questo senso di mancanza o di disorientamento, questo grande punto interrogativo sulla mia vita diventano la strada per trovare un luogo in cui abitare, in cui poter stare. Un luogo in cui Dio stesso viene a stare e dal quale trarre un’energia vitale sempre nuova. Non è un caso che il termine entusiasmo, per alcuni, sia derivato dal greco en-theos: avere Dio dentro.

Vivendo questa relazione, approfondendo la conoscenza di questa voce, non posso che innamorarmi di essa. Godere di essa per il solo fatto che esiste, così come gioisco della vita di coloro che amo.
Allora l’obbedienza alle sue parole, ai suoi comandamenti, non è altro che la forma che assume questo mio amore in atto. Non è altro che ciò che questo amore mi spinge a fare.

Ettore Di Micco


Fonte